Rai Way, altolà a Silvio. Le torri se le può scordare. Per il premier Mediaset non può papparsi tutto. Ma entro il 49% l’operazione è definita di mercato

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Il governo ricorda il paletto del controllo pubblico. Il 51% di Rai Way, ha ribadito ieri il presidente del consiglio, Matteo Renzi, deve rimanere in mano statale. Ma l’assalto di Mediaset alle torri di Rai Way, per il tramite della controllata EI Towers, viene definita come “operazione di mercato”. Insomma, l’esecutivo non usa toni polemici o in qualche modo ostili di fronte a un’operazione che dovesse mantenersi sotto al 49%. La questione, tra l’altro, è stata oggetto ieri di un consiglio di amministrazione della controllata di viale Mazzini. Il presidente della società, Camillo Rossotto, si è limitato a dire che c’è stata un’informativa per descrivere al consiglio il contorno dell’operazione. Oer il momento nessuno alza muri di fronte al tentativo di avanzata del Biscione. Rimangono, pertanto, i termini dell’operazione emersi ieri.

I DETTAGLI
EI Towers è disposta a mettere sul piatto fino a 1,2 miliardi di euro per rilevare il controllo di Rai Way. La società è stata quotata in borsa soltanto tre mesi fa, permettendo alla Rai, presieduta da Anna Maria Tarantola, di raccogliere 280 milioni. Una cifra ben superiore all’esigenza per la quale era stata (tra le altre cose) portata avanti la quotazione. Il là, infatti, era stato dato dalla decisione di Renzi di tenere nelle casse del Tesoro 150 milioni di euro derivanti dalle entrate del canone tv. A quel punto il premier aveva chiarito che la Rai avrebbe potuto coprire il “buco” quotando la controllata che gestisce le torri di trasmissione del segnale tv. E alla fine la “plusvalenza” è stata di 130 milioni di euro. Insomma, lo sbarco a piazza Affari è stato più che remunerativo. E se l’operazione dovesse andare in porto nelle casse di viale Mazzini affluirebbero addirittura 1,2 miliardi, bottino prezioso per dare ancora più ossigeno ai conti. Certo, rimangono i dubbi circa la reale praticabilità dell’operazione, che avverrebbe a leva, cioè facendo affidamento su prestiti bancari. Ma su questo punto è già ampiamente emerso che EI Towers ha un accordo con la banca americana Jp Morgan per un prestito superiore agli 800 milioni di euro. Ieri, durante la conferenza stampa tenuta a Palazzo Chigi dopo l’incontro con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, il presidente del Consiglio ha ribadito che “il governo ha messo delle regole su Rai Way, sul 51%, che non intende modificare. Punto. Per me la discussione è finita qui”. Subito dopo il commento che è sembrata più che un’apertura: “Dovrete abituarvi a considerare le operazioni di mercato per quello che sono, non operazioni politiche. Perché il mercato sia rispettato occorre la libertà di chi sta sul mercato e il rispetto delle regole”.

I DUBBI
L’unica vera contrarietà all’operazione, allora, è arrivata ieri da Sel. Per Nicola Fratoianni “nella vicenda dell’Opa ostile lanciata da Mediaset su Rai Way, attraverso la sua controllata Ei Towers, il problema non è Silvio Berlusconi”. Il fatto è, ha proseguito l’esponente di Sel, “che se Mediaset acquistasse l’infrastruttura strategica del servizio pubblico, cioè le torri che trasmettono il segnale, avremmo un diretto concorrente del servizio pubblico che produce contenuti e che avrebbe la totalità delle strutture che oggi veicolano l’informazione in questo Paese.