La Sveglia

Ramadan in Cisgiordania, tra i raid dei coloni

Il Ramadan in Cisgiordania si apre con un ragazzo di diciassette anni ucciso a Beit Furik, a est di Nablus. Mohammad Wahbi Hanani viene colpito alla testa durante un’incursione dell’esercito israeliano e muore all’ospedale di Rafidia. Nelle stesse ore, nel villaggio di Tell, vicino Nablus, viene incendiata la moschea Abu Bakr al Siddiq: secondo il ministero degli Esteri palestinese l’azione è opera di coloni che hanno lasciato scritte razziste sui muri. L’Autorità nazionale palestinese parla di responsabilità politica del governo israeliano. Intanto la Palestinian Prisoner Society riferisce di oltre cento arresti dall’inizio del mese sacro, tra cui donne e minori.

La cornice diplomatica prova a inseguire i fatti. Diciannove Paesi, insieme alla Lega araba e all’Organizzazione della cooperazione islamica, firmano una dichiarazione che condanna l’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, cita il progetto E1 e richiama il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 2024. Parlano di annessione di fatto. Sul terreno, però, ruspe e raid proseguono.

A Gaza una nuova indagine indipendente di Forensic Architecture ed Earshot ricostruisce l’attacco del 23 marzo 2025 contro soccorritori palestinesi alla periferia sud. Oltre novecento colpi esplosi in pochi minuti, veicoli identificabili con luci d’emergenza accese, quindici operatori uccisi. I corpi recuperati giorni dopo, alcuni sepolti in una fossa comune insieme ai mezzi distrutti. L’esercito israeliano aveva parlato di “minaccia”. L’inchiesta incrocia audio, video e immagini satellitari.

Poi Londra. Ai Bafta 2026 la Bbc trasmette l’evento in differita e taglia dal discorso del regista Akinola Davies Jr la frase “Free Palestine”. Nella stessa serata va in onda un insulto razziale urlato in platea. L’emittente si scusa il giorno dopo. I corpi restano, le parole spariscono. Anche questo entra nel diario.