Un aumento del 154% dei disturbi depressivi tra le persone accompagnate dalla rete Caritas nell’ultimo decennio. Un disagio mentale che, nell’80% dei casi, si intreccia con condizioni di povertà materiale, relazionale e sociale. E forti disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi di salute mentale, aggravate dal definanziamento e dall’indebolimento dei presìdi territoriali. Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto “Povertà e salute mentale. Relazione circolare e diritti negati”, promosso da Caritas Italiana.
Povertà e salute mentale: l’evidenza di una crisi che interroga il Paese
Il Rapporto restituisce l’immagine di una “crisi strutturale, che colpisce in modo particolare giovani, donne e persone con esperienza migratoria, e che non può essere letta solo in chiave sanitaria”. La povertà e le disuguaglianze sociali determinano e amplificano il disagio mentale, creando circoli di vulnerabilità, sostiene la Caritas. “Il rapporto tra povertà e salute mentale è bidirezionale”, si legge nel Report. Da un lato, la povertà aumenta il rischio di disturbi psicologici attraverso stress cronico, esclusione sociale, stigma e difficoltà materiali (causalità sociale); dall’altro, il disagio mentale può compromettere lavoro, reddito e inserimento sociale, incrementando la povertà (selezione sociale).
Questo circolo vizioso è rafforzato da barriere economiche, sociali e simboliche all’accesso alle cure e dalle disuguaglianze strutturali. Oltre a reddito e lavoro, altri determinanti sociali influenzano la salute mentale: reti di supporto, condizione abitativa, istruzione, status migratorio, età e vulnerabilità legata a genere, cittadinanza o altre forme di marginalizzazione.
La pandemia da Covid ha fatto da acceleratore
In tema di disagi riguardanti la salute mentale, la pandemia da Covid-19 ha agito da fattore accelerante, rendendo più visibili fragilità già presenti e determinando un diffuso peggioramento del benessere psicologico, in particolare tra i giovani e le donne, con un aumento significativo di sintomi ansiosi, depressivi e di disagio emotivo. Le evidenze epidemiologiche disponibili indicano che in Italia la diffusione dei disturbi mentali è ampia e tutt’altro che marginale. Gli studi clinici stimano che la prevalenza di almeno un disturbo mentale nel corso della vita vari tra il 18,6% e il 28,5%, mentre nell’arco degli ultimi dodici mesi oscilli tra il 7,3% e il 15,6%.
La depressione maggiore interessa tra il 10% e il 17% della popolazione nel corso della vita e circa il 2,6–3% nell’ultimo anno; i disturbi d’ansia colpiscono l’11–17% delle persone nel corso della vita e il 3-5% su base annuale. I disturbi psicotici, come la schizofrenia, presentano una prevalenza più contenuta ma stabile, pari a 3-6 casi ogni 1.000 abitanti. In modo trasversale a tutti gli studi emerge un marcato divario di genere, con una prevalenza di ansia e depressione nettamente più elevata tra le donne.
A soffrire più di disagi sono giovani e donne
Le indagini di sorveglianza condotte da Istat, Istituto Superiore di Sanità, Ocse, Oms e Unicef confermano queste tendenze. Nel 2024 l’Indice di salute mentale Istat si attesta mediamente a 68,4 su una scala 0-100. Si tratta di un valore complessivamente stabile nel periodo 2016-2024, con segnali di lieve miglioramento nel medio periodo, che tuttavia nasconde forti differenze per età e genere. In particolare, l’indice di salute mentale – che sintetizza aspetti quali ansia, depressione e benessere psicologico su una scala standardizzata – evidenzia un peggioramento nelle fasce più giovani della popolazione, mentre con l’aumentare dell’età la situazione tende generalmente a migliorare.
In particolare, la fascia di età 14-19 anni registra lo scostamento più marcato nel confronto tra il 2016 e il 2024 (insieme alla fascia 25–34 anni). Per i giovani di 14-19 anni si osserva un calo dell’indice di salute mentale di 1,6 punti. Il peggioramento risulta più accentuato tra le ragazze, con una riduzione di 2,3 punti rispetto al 2016, a fronte di un calo di 0,8 punti tra i ragazzi. In ambito internazionale, l’Unicef colloca l’Italia all’8/o posto tra i Paesi Ocse per la salute mentale dei quindicenni.