Rcs non vuole editori veri. Solo un posto a Cairo in Cda. Fca, Mediobanca e Intesa: decidono sempre loro. Costa nuovo presidente al timone del Corsera

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Giochi di potere sulla grande stampa. Possono perdere fiumi di milioni e migliaia di lettori, ma i giornali restano una clava – o un’assicurazione sulla vita – per molti tra i protagonisti dell’economia nazionale. Così in un Paese che resta agli ultimi posti in Europa per l’effettiva libertà d’informazione, gruppi industriali, assicurativi, finanziari e lobbistici se le danno di santa ragione per un posto in più nel Cda del Corriere della Sera. E pazienza se c’è qualcuno tra i veri (e rari) editori italiani che chiede spazio per aggiustare la baracca.

SOLITE LOGICHE
Alla fine contano sempre le solite logiche e così Fiat, Mediobanca, Intesa San Paolo e compagnia cantando continuano a designare amministratori e direttori. E Unipol, col 4,6% neppure vota, mentre anche fuori dal patto di controllo, l’Assogestioni (fondi d’investimento) piazza due consiglieri e all’editore Urbano Cairo ne lasciano solo uno. Poi non ci si meravigli se a fine anno – ogni anno – si scopre che si sono buttati pacchi di denari. L’ultimo bilancio Rcs parla da solo, con 110 milioni di perdita, dopo altre centinaia di milioni perse negli anni precedenti. Al sistema d’altronde interessa solo comandare e dunque il miracolo di Cairo – che prese la Giorgio Mondadori in coma e ne ha fatto un gruppo ormai decine di volte più produttivo della Arnoldo Mondadori (Fininvest) – non risuscita il buon senso degli azionisti. Tanto alla fine il credito bancario in qualche modo lo trovano e se qualcuno dovrà soffrire dell’imperizia nella gestione sarà un problema di giornalisti, poligrafici e altri dipendenti. Così va l’editoria italiana e così continuerà ad andare. Tant’è vero che i direttori con i maggiori flop professionali alle spalle, in termini di copie vendute e di lettori, stanno sempre in sella, a scrivere libri o a pontificare in tv (ma alcuni i giornali quando li fanno?).

LA SCELTA
Alla fine in Rcs – come in gran parte del Paese – si preferisce galleggiare, senza neppure provarci a sondare strade nuove. Il Cda appena eletto, con Maurizio Costa presidente e Pietro scott Jovane Ad (confermato) deciderà a breve un direttore che potrebbe essere l’attuale vice di Ferruccio De Bortoli (in uscita a fine mese), Luciano Fontana o Antonio Polito o Carlo Verdelli. Una soluzione a termine, prima di promuovere – tra circa un anno – Mario Calabresi, al quale è affidato l’avvicinamento di Corriere, Stampa e Secolo XXI in un unico grande quotidiano del Nord.

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