Dubbi sul decreto Irpef, poi Re Giorgio firma

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di Carola Olmi

Prima i dubbi: non è che per dare questi 80 euro in più in busta paga stiamo sforando i paremetri europei e magari dopo le elezioni ci tocca fare in quattro e quattr’otto una nuova manovra correttiva? Poi il ministro Pier Carlo Padoan si scapicolla al Quirinale per spiegare e dunque ecco arrivare la firma del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al decreto Irpef del governo Renzi. L’incontro con il ministro del Tesoro sarebbe servito a esaminare gli effetti futuri delle norme del decreto sull’economia. Ma è chiaro che pure sul Colle i conti non tornano. E sul provvedimento, cruciale per il governo Renzi, resta aperto il dibattito politico soprattutto sulle coperture. Inoltre, secondo i calcoli pubblicati ieri dal Sole 24 Ore, la stangata sulle rendite finanziarie sarà un salasso: dei circa 3 miliardi prodotti nel 2015 dall’aumento della tassazione dal 20 al 26%, ben 755 milioni arriveranno dal prelievo sugli interessi per depositi e conti correnti.

Il Tesoro rassicura
Preoccupazioni superflue, continua a rassicurare il governo. Tanto che ieri lo stesso Padoan è tornato sull’argomento taglio delle tasse e ha scritto su Twitter: “Tagliamo le tasse per le imprese (Irap -10%), aumentano le tasse sulle rendite finanziarie. La finanza sia al servizio di impresa e lavoro”. E poi: “Nessuna nuova tassa sulla ricchezza. Aumentano le imposte sui guadagni della ricchezza finanziaria, le togliamo a chi crea lavoro”. Tutti convinti? Mica tanto. A cominciare dal presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, che in mattinata aveva chiesto al presidente di non firmare il decreto: “Rinnoviamo, pertanto, il nostro appello, per la verità l’ultimo, affinché – ha detto Brunetta – non si compia un atto che potrebbe avere conseguenze estremamente gravi per il nostro Paese. Le norme devono essere coperte, secondo modalità che non lascino dubbio alcuno, se non si vuol far ripiombare l’Italia nell’incubo di una nuova procedura d’infrazione”. Ancora più netto – subito dopo la firma di Napolitano – il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Renzi era un rottamatore, ora sta diventando un tassatore, ha detto il Cavaliere, aggiungendo nuova benzina alla campagna elettorale in corso.

Governatori infuriati
Se le critiche dall’opposizione sono però in un certo senso scontate, quelle che non ti aspetti arrivano dallo stesso campo politico del governo, il centrosinistra. Così anche il Presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani ha sparato a zero: “La proposta di taglio di 700 milioni di euro alle regioni va rivisto perché non è equilibrata rispetto al peso che lo stesso taglio ha per il comparto statale. Da una parte è positivo che non ci siano tagli alla sanità, ma dall’altra parte vogliamo avviare subito un lavoro col governo finalizzato alla piena applicazione dei costi standard. È la strada che permetterebbe di garantire il salto di qualità all’intero sistema”. Sulla stssa linea un altro governatore, il presidente del Veneto, Luca Zaia (Lega Nord): “Il bonus di 80 euro è una manovra elettorale, che non sarà stabilizzata e che non comprende pensionati, Partite Iva e incapienti”.

Le altre novità
Ma cosa prevede il decreto? Al primo punto c’è lo sgravio Irpef per i lavoratori dipendenti con un reddito tra gli 8 e i 24mila euro, che si troveranno in busta paga da maggio un bonus di 80 euro al mese, 640 euro annui. Arriva anche un fondo per ridurre la pressione fiscale sul lavoro in cui confluiranno gli effetti strutturali dei tagli adottati. E salgono a 240 milioni i risparmi attesi dai ministeri per il 2014. Più soldi anche per accelerare il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione con le imprese. Per far fronte a tutto questo lo Stato ha alzato il prelievo fiscale sulle banche che hanno beneficiato della rivalutazione delle quote detenute in Bankitalia e aumentato dal 20 al 26% il prelievo sulle rendite finanziarie.