Re Giorgio schiaffeggia l’antipolitica: è una patologia eversiva. E ora colpiremo i corrotti

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L’inchiesta di Mafia Capitale, che vede coinvolti esponenti quanto di destra tanto di sinistra, torna rilanciare le forze dell’antipolitica. Con Beppe Grillo da una parte, che nonostante i venti di scissione interni e i non confortanti risultati elettorali, e Matteo Salvini dall’altra, forte del buon risultato ottenuto in Emilia Romagna, che tornano pian piano a cavalcare la cresta dell’onda. Con queste premesse e allo stesso tempo paure, è tornato a parlare il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, puntando il dito proprio contro quelle forze che potrebbero cavalcare gli ultimi eventi giudiziari. ”Combattere l’antipolitica e aumentare l’impegno su scala ben più ampia non solo nelle riforme istituzionali e politiche necessarie, ma anche in un’azione volta a riavvicinare i giovani alla politica”, così ha tuonato Napolitano dal palco dell’Accademia dei Lincei, “Un tale impegno, volto a rovesciare la tendenza alla negazione del valore della politica, e anche del ruolo insostituibile dei partiti, richiede l’apporto finora largamente mancato della cultura, dell’informazione, della scuola”. Nel suo discorso Re Giorgio, però, non ha mai parlato né di Grillo tantomeno di Salvini. Ma l’indirizzo è stato chiaro: “La critica della politica e dei partiti, preziosa e feconda nel suo rigore, purché non priva di obiettività, senso della misura e capacità di distinguere è degenerata in antipolitica”.