“Stamattina ho presentato il quarto reclamo formale al Garante per la protezione dei dati personali contro la testata Il Giornale, il direttore Tommaso Cerno e la giornalista Rita Cavallaro”. Così ieri Maria Rosaria Boccia è passata al contrattacco contro il direttore del quotidiano della famiglia Angelucci, che, secondo l’imprenditrice, avrebbe pubblicato delle sue chat personali (con il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci) in maniera impropria e imprecisa.
Il reclamo, spiega Boccia, “riguarda la pubblicazione e la diffusione di presunte chat private che mi riguardano, apparse sia sull’edizione online sia su quella cartacea del quotidiano, senza il mio consenso e senza alcuna base giuridica legittima”.
Boccia: “Su Il Giornale pubblicate semplici trascrizioni spacciate per atti investigativi”
Per l’imprenditrice, infatti, “quello che è stato presentato come materiale proveniente da atti investigativi non è un documento ufficiale, non è un’esportazione forense certificata delle chat, non è un atto protocollato della Procura, ma semplici trascrizioni redatte con comuni strumenti di videoscrittura, prive di qualsiasi valore giuridico”.
“Eppure tali fogli sono stati fatti passare all’opinione pubblica come ‘esclusive’ tratte da fascicoli giudiziari”, continua Boccia, “Si tratta, a mio avviso, di una grave violazione della privacy e della dignità personale, oltre che di una rappresentazione fuorviante dei fatti”. E questo, sottolinea Boccia, “è il quarto reclamo che deposito. I precedenti tre non hanno prodotto alcun intervento concreto. La libertà di stampa non può trasformarsi nel diritto di pubblicare conversazioni private spacciandole per atti ufficiali”.
La campagna stampa di Cerno contro Ranucci
La querelle si inserisce nella campagna di stampa avviata da settimane da Il Giornale contro Ranucci e Report. Cerno ha effettivamente pubblicato alcuni stralci di uno scambio di whatsapp tra Ranucci e Boccia. Scriveva infatti il quotidiano: “Le chat depositate dai pm tracciano la genesi di quel rapporto Ranucci-Boccia, sfociato nella messa in onda, l’8 dicembre 2024, dell’audio privato”.
Aggiungendo poi come Ranucci nella conversazione facesse riferimento a una presunta “lobby gay di destra che tirerebbe i fili dell’informazione”, e faceva anche il nome di Massimo Giletti. La pubblicazione dell’articolo era stata seguita dagli immancabili attacchi al giornalista Rai da tutta la destra.
Il contrattacco del conduttore di Report
Dal canto suo, Ranucci aveva risposto accusando Cerno di aver manipolato le chat, “riportate in maniera parziale”. “È stato tolto dalla chat – spiegava sui social – il nome di un personaggio legato ai servizi segreti, Marco Mancini, amico di Cerno e della Cavallaro (l’autrice dell’articolo, ndr), che ha rapporti parentali con uomini dei servizi e che avrebbe spiegato il mio riferimento a Giletti, che nulla aveva a che fare con frasi omofobe che mi sono state attribuite. Fatto che verrà dimostrato nelle sedi competenti”.
Una vicenda complessa, che diventa complicatissima alla luce degli interventi dello stesso Garante per la Privacy sulla vicenda Boccia (a favore dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano) e delle inchieste di Report sulla stessa autorità (la multa da 150mila euro contro la Rai per l’audio di Sangiuliano pubblicato proprio da Report è stata annullata in sede giudiziaria), i cui componenti sono attualmente indagati per peculato e corruzione. Insomma un cortocircuito.
La grana Boccia sul tavolo di Viale Mazzini
La notizia dell’esposto della Boccia contro Cerno ieri è esplosa come una bomba ai piani alti di viale Mazzini, dove un ristrettissimo gruppo di dirigenti era riunito per ufficializzare la striscia quotidiana che TeleMeloni sarebbe in procinto di affidare proprio a Cerno. Come raccontato ieri da La Notizia, infatti, i vertici Rai vorrebbero affidare al giornalista (già ospite di Domenica In) uno spazio su Rai2 tutti i giorni alle 12. Data di partenza ipotizzata del programma, il 3 marzo, in concomitanza con le ultime settimane di campagna sul referendum per la separazione delle carriere.
L’autore di Cerno? Il cognato del ministro Giuli
Da quanto risulta a La Notizia, il progetto sarebbe in fase avanzata. E ad affiancare Cerno, come autore, sarebbe stato chiamato Alessandro Usai, cognato del ministro della Cultura, Alessandro Giuli (Usai è sposato con la sorella del ministro, Antonella Giuli, in forza all’ufficio stampa di Fratelli d’Italia alla Camera), già autore del direttore de Il Giornale nei suoi interventi a “Domenica In”. Inoltre, il programma dovrebbe avere a disposizione due studi, uno a Milano e l’altro a Roma, uno sforzo che Viale Mazzini sarebbe disposto a fare nonostante la politica di austerità e di contenimento dei costi imposta a tutti i programmi Rai.
Opposizioni all’attacco: “Imbarazzante operazione di regime“
Un progetto che ha suscitato le immediate reazioni delle opposizioni. M5S parla di “un’imbarazzante operazione di regime”. “Parliamo della stessa persona che da direttore del Giornale di Angelucci, conduce da settimane una campagna sistematica contro la Rai e contro Report, fatta di attacchi personali, insinuazioni e mistificazioni”, aggiungono i pentastellati, “In qualunque azienda editoriale appena rispettabile, questo basterebbe per interrompere all’istante ogni collaborazione“.
“Quanto svelato da La Notizia richiede un chiarimento immediato da parte della Rai”, sostengono invece i dem, “Se confermata, questa scelta rappresenterebbe l’ennesima prova dell’uso della Rai come strumento di propaganda politica, reso possibile dallo stallo imposto dalla maggioranza sulla Commissione di Vigilanza, alla quale viene impedito di operare e di eleggere un presidente di garanzia”. Una smentita che, al termine di una giornata segnata dalle polemiche, da viale Mazzini non è arrivata.