Reddito di Cittadinanza, capro espiatorio per offerte di lavoro indecenti ai limiti dello sfruttamento

Attacco a reti unificate contro il Reddito di Cittadinanza. La sottosegretario M5S Accoto: falsità e propaganda della peggior specie

Reddito di Cittadinanza sotto attacco a reti unificate. Il capro espiatorio perfetto per coprire lo scandalo di offerte di lavoro indecenti, spesso ai limiti dello sfruttamento.

PRESENTAZIONE DEL SITO UFFICIALE E DELLA CARD DEL REDDITO DI CITTADINANZA

Non le manda a dire la sottosegretaria M5S al Lavoro e alle Politiche sociali, Rossella Accoto. Che dopo la sequela di attacchi a mezzo stampa “puntuale come un orologio svizzero”, farcita “di falsità prive di alcun fondamento” al sussidio targato 5 Stelle ha perso letteralmente la pazienza.

Falsità contro il Reddito di Cittadinanza

Un vero e proprio palinsesto televisivo a 360 gradi con i riflettori puntati sul “problema degli stagionali” legato “alla percezione del sussidio” che, lungi dal fare buon giornalismo è scaduto ormai nella “propaganda della peggior specie”, accusa l’esponente M5S.

“Tra l’altro ogni volta, e non fanno eccezione gli interventi di Matteo Salvini e Daniela Santanché”, nessuno “ha il coraggio di citare i numeri reali che l’Inps pubblica ogni mese”. Numeri che da soli basterebbero a mettere fine alle “storielle settimanali propinate ai telespettatori da molteplici talk show e programmi televisivi”.

Numeri e falsi e numeri veri

Affermare, prosegue la sottosegretaria al Lavoro, “che i percettori del Reddito di Cittadinanza siano tutti dei fannulloni che si alzano con comodo la mattina, è un’immagine odiosa da rigettare al mittente perché profondamente falsa”.

Anche perché, “famiglie intere di 5 componenti vivono in media con poco più di 700 euro al mese di sussidio, un single con circa 500 euro al mese, cifre appena sufficienti per sostentarsi”.

Insomma, rincara la Accoto, “chi si scaglia contro queste persone è evidentemente in malafede. I percettori che possono lavorare sono effettivamente una piccola parte del totale: circa 767.000. La maggior parte di queste persone ha un grado di scolarizzazione molto basso e, cosa ancor più problematica, più della metà di chi sottoscrive il patto per il lavoro è lontano dal mercato e non ha un impiego da almeno due anni. Sono persone che vanno indirizzate su percorsi formativi che gli permettano di ottenere qualifiche e conoscenze che ora non posseggono”.

Balle e propaganda sugli stagionali

Qualche esempio? “Un cuoco deve avere una formazione, un bagnino deve ottenere un brevetto, il lavoro di sala non si improvvisa”, ha aggiunto la senatrice M5S.

“I veri problemi nella ricerca dei lavoratori stagionali sono altri: molti ex stagionali nel periodo pandemico hanno cambiato attività, le aziende turistiche sono aumentate del 9% in 10 anni e, contestualmente, il numero dei giovani under 35 nello stesso periodo è sceso di un milione di unità – prosegue -. Se a questo poi uniamo il fatto che i ragazzi cercano opportunità lavorative regolarmente retribuite, con orari regolari e diritti quali pause e malattia, ecco che abbiamo il quadro completo”.

Insomma, chi incolpa il Reddito lo fa “per mascherare colpe proprie e farebbe meglio ad interrogarsi sulla qualità della propria offerta lavorativa”. Con proposte serie “ci si può recare nei Centri per l’Impiego per cercare i propri dipendenti e trovare corrispondenza alle proprie aspettative. E’ responsabilità delle Regioni italiane e dei loro dirigenti l’organizzazione e il buon funzionamento di queste strutture”, conclude la Accoto.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 07:06
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