Reddito di cittadinanza. Grillo può blindarlo con i dati. Pure per l’Istat la misura redistribuisce le risorse. Il garante 5S rilancia l’analisi ignorata da giornali e tv

Reddito di cittadinanza Grillo
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Stando a sentire Renzi & Co, il Reddito di cittadinanza è un mostro che danneggia lo Stato e i suoi cittadini. Peccato che la misura contro la povertà voluta dal M5S non è affatto deleteria ma, al contrario, è una panacea che va perfino oltre quanto ipotizzato. A dirlo non è il pentastellato di turno ma il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, con un intervento tenuto nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ripreso soltanto da Beppe Grillo sul suo blog mentre i media mainstream hanno preferito disinteressarsene.

Che Blangiardo sia una personalità che non può essere ascritta ai 5S è sicuro come anche il fatto che in virtù del suo ruolo istituzionale non può essere bollato come un incompetente. Proprio per questo le sue parole pesano come macigni in quanto rivela che “il reddito di cittadinanza svolge effettivamente una funzione redistributiva” delle risorse. In altre parole assolve a quel compito, costituzionalmente garantito ma troppo spesso ignorato dalla politica, di venire in soccorso delle fasce di popolazione meno abbienti. Le stesse che in passato sono state tartassate e che stanno pagando il prezzo maggiore derivante dalle restrizioni per la pandemia.

Per Blangiardo “nel 2020 le famiglie beneficiarie del reddito sono diffuse maggiormente nel quinto più povero” della popolazione. Sul blog si legge che “l’’importo rappresenta, nel primo quinto, il 72,9% del reddito disponibile equivalente medio delle famiglie beneficiarie nel 2019. Nel primo quinto si concentra anche il maggior numero di famiglie beneficiarie (75,5%)”. Per il Garante M5S “nel 2020, il ricorso al reddito ha mostrato un deciso aumento nei mesi successivi ad aprile, riflettendo la diffusione delle misure di lockdown’’ ciò a riprova di come la crisi sia stata forte e quanto la misura pentastellata ha evitato contraccolpi sociali.

Poi Grillo segnala che tra gennaio e aprile l’erogazione “ha coinvolto prevalentemente le famiglie del primo quinto mentre, nei mesi successivi, è aumentata la quota di famiglie beneficiarie collocate nel secondo e terzo quinto’’ ossia sostanzialmente quelle del ceto medio.

SILENZIO DEI MEDIA. Difficile comprendere come queste dichiarazioni, utili a chiarire la bontà del sussidio, siano state ignorate o relegate a qualche trafiletto dai giornali mainstream. Eppure è successo malgrado l’intervento di Blangiardo non sia stato fatto a porte chiuse ma durante l’audizione sulla legge di bilancio nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Curiosamente sembra che tv e giornali si interessino al reddito solo quando se ne parla in negativo. Un fenomeno particolarmente evidente se si guarda ai casi dei “furbetti del reddito di cittadinanza” che vengono sbattuti in prima pagina, dando la sensazione che le truffe siano all’ordine del giorno e che avvengano solo per questo sussidio e non anche per tutti gli altri, oppure quando vengono riportate le dichiarazioni del politico di turno che non vede l’ora di smantellare il sussidio contro la povertà.

Un martellamento per il quale Matteo Renzi e Matteo Salvini sono riusciti a far passare l’idea che il reddito è uno dei maggiori mali dell’Italia. Peccato che a sbugiardarli è sempre Grillo che sul blog spiega loro qual è il vero problema: “Ogni anno l’evasione tributaria ed evasione contributiva fa sparire 110 miliardi di euro dalle casse dello Stato. Un danno 2.200 volte superiore a quello causato dai furbetti (pari a 50 milioni di euro quest’anno)”. “La verità è che chi attacca il RdC lo fa prevalentemente per meri calcoli politici” conclude il post secondo cui “magari si tratta pure di politici ben pagati e con il vitalizio in tasca”.

MA QUALI SCANSAFATICHE. Che la misura funzioni più di quanto si voglia far credere lo si intuisce anche dai numeri resi noti in commissione Lavoro dal commissario straordinario dell’Anpal, Raffaele Tangorra, riguardo ai beneficiari del Reddito che hanno trovato lavoro mentre godevano della misura. A riportarli è Riccardo Tucci, deputato 5S e componente della commissione Lavoro, secondo cui “quotidianamente ci sentiamo ripetere che sul fronte dell’inserimento occupazionale il Reddito è stato un fallimento” ma non è vero “perché sono 540mila coloro che hanno trovato un’occupazione”.

Per il pentastellato si tratta di dati che “smontano la bufala, propalata da qualche politico che non ha mai lavorato un giorno in vita sua, secondo cui chi prende il Reddito di cittadinanza preferisce stare sul divano invece che cercare un impiego”. Poi Tucci conclude spiegando che la misura non va smantellata come chiedono in tanti ma, al contrario, va potenziata con le “Regioni che devono completare” il “potenziamento dei Centri per l’impiego” così da ottenere, in futuro, risultati ancora migliori.

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