A Berlusconi i poveri piacciono, ma solo quando gli servono. Ora Silvio cerca consensi tra i Cinque Stelle incensando il Reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza Berlusconi
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“Gli importi che sono finiti a dei furbi che non ne avevano diritto sono davvero poca cosa rispetto alle situazioni di povertà che il reddito è andato finalmente a contrastare”. Questa l’inattesa e inusitata dichiarazione a favore dei poveri di qualche giorno fa da parte di Silvio Berlusconi che ha fatto una inaspettata apertura al Reddito di cittadinanza. Una cosa buona si dirà… un ravvedimento tardivo, ma in una visione cattolica – che è poi quella di Berlusconi – c’è il senso della Grazia che redime, in senso meneghino naturalmente, propriamente manzoniano.

GIRAVOLTE. E dire che il “peccato” è stato vistoso, sia pur, stranamente a corrente alternata. Infatti nel gennaio 2020 Berlusconi diceva: “Il reddito di cittadinanza è una paghetta offensiva” mentre nel 2019 così si esprimeva: “Il Reddito di cittadinanza ha comprato i voti di tanti italiani poveri”. Nel 2018 l’ex Cavaliere definì la misura “negativa e distruttiva”, ma prima, in campagna elettorale la elogiava. Corteggiava il populismo di Grillo dicendo. Insomma che succede? Si tratta di un caso di schizofrenia oppure Berlusconi ne ha pensata un’altra delle sue? La risposta esatta sembrerebbe la seconda.

Perché con la riabilitazione del Reddito di cittadinanza, tutti hanno capito che il fondatore di Forza Italia, stava pensando intensamente al Quirinale, così intensamente da farsi pure qualche conto esatto, memore dell’impallinamento da parte dei franchi tiratori che subì il suo ex antagonista Romano Prodi qualche anno fa. E se si fanno i conti dei voti del centrodestra più il “destro di Rignano”, cioè Italia Viva di Matteo Renzi, gli mancano all’appello una ventina di voti. Ed allora dove ti guarda con golosità il papi di Arcore? Al gruppo di ex pentastellati trasferitesi armi e bagagli nel gruppo misto. Hai visto mai che si ripeta il miracolo Scilipoti, ha pensato Re Silvio…

Senza contare che qualcuno degli attuali grillini potrebbe pure votarlo, magari ricordando l’“effetto De Gregorio”, dei tempi di Italia dei Valori. E se l’Imperatore straparla i pesci in faccia li prendono i gregari. A cominciare da Antonio Tajani che, ad esempio, non più tardi del 27 settembre 2021 dichiarava, da bravo fabbro politico: “Elimineremo il Reddito di cittadinanza per tagliare il cuneo fiscale”. Ma prima di lui, il 30 agosto, a diffondere il Verbo di Arcore ci aveva pensato Anna Maria Bernini: “Il Reddito di cittadinanza ha mancato tutti i suoi obiettivi”.

Senza contare Alessandro Cattaneo, di rincalzo, che sul suo profilo Facebook il 6 marzo di quest’anno sentenziava: “Gli italiani non cercano più lavoro. Per forza! 780 € per il Reddito di cittadinanza, 600 se hai una attività”. Certo che andare dietro al capo, in Forza Italia, è un mestieraccio e ne sapeva qualcosa un fiorentino (ancora) più famoso di Renzi e cioè Niccolò Machiavelli.

Che è passato alla storia come un gran furbacchione, diciamo il prototipo dell’italiano medio, ma che tuttavia fece una brutta fine – anche se questo non si racconta mai – e cioè fu torturato nelle segrete dei Medici e poi respinto con sdegno dalla Repubblica. Insomma, per dire tutto e il contrario di tutto – e non c’era il web! – pagò dazio.

Il comportamento ondivago di Berlusconi non solo fa schifo eticamente, ma è la rappresentazione plastica del motivo per cui poi i cittadini si allontanino dalla politica. Quando si vedono e si sentono queste evoluzioni acrobatiche si capisce tutto e si capisce soprattutto quale sia la concezione della politica dello scaltro arcoriano (non è un alieno di Star Trek, ma Lui).