Ammettere di aver contribuito ad alzare i toni della polemica politica e poi ripartire ad attaccare a testa bassa i magistrati. Su un palco. In meno di trenta minuti. È l’incredibile performance offerta ieri dal Guardasigilli Carlo Nordio, durante il suo intervento al Forum Ansa.
L’autocritica di Nordio
Discutendo sul prossimo referendum e sull’accesissima campagna elettorale che sta vivendo l’Italia, il ministro ha esordito con una sorta di autocritica (anche sulla scorta dei messaggi tutt’altro che velati arrivati dal Quirinale e delle accuse piovutegli addosso dalla sua stessa maggioranza): “Abbiamo tutti esagerato nei toni. Devo dire che alcuni toni sono stati particolarmente antipatici, soprattutto quando arrivano da magistrati. Parliamo ora in avanti solo di contenuti”, ha esordito il ministro.
Che poi si è detto “arcisicuro” che vincerà il Sì e ha aggiunto che in ogni caso il governo “non ha paura di perdere: il governo non ha bisogno, il Parlamento non ha bisogno di essere rinforzato da una vittoria”. E fino a qui, l’intervento rientrava nella normale dialettica pre-voto.
Poi l’attacco: “Se vince il No, vince l’ala estrema della magistratura”
Poi però qualcosa è scattato e il “vero” Nordio è uscito allo scoperto. L’aria ha iniziato a scaldarsi quando ha detto che “con un Sì le cose cambierebbero in meglio con la magistratura”, ma “se dovesse vincere il No sarebbe una vittoria dell’ala estrema della magistratura, che ipotecherebbe la politica”.
Ha infatti spiegato: “Ho detto che converrebbe anche alla Schlein che vincesse il sì. Se vincesse il no rischieremmo di vedere la politica ipotecata da una magistratura, forte di una vittoria a cui ha dato un significato politico e si sentirebbe in diritto di mantenere questa ipoteca sulla politica. Dovesse vincere il No, non sarebbe una vittoria della sinistra, ma dell’ala estrema della magistratura che ipotecherebbe la politica”.
L’affondo: “Rivendico tutte le frasi dette in campagna elettorale”
E già a questo punto l’abbassamento dei toni era stato accantonato. Ma è diventato un ricordo quando ha aggiunto: “Rivendico” tutte le frasi dette in questa campagna elettorale e “mi dolgo del fatto che molto spesso, e non voglio dare la colpa ai giornalisti, nella concitazione se l’intervista non è fatta in modo scritto o registrato, le cose non vengo riferite in perfetta esattezza”. Quindi Nordio ha spiegato però che, “sicuramente, se dovessi rileggerle, è molto probabile che in un certo senso abbia esagerato”.
E a sua discolpa si è lanciato in una metafora biblica: “Il giusto – ha infatti scandito – pecca sette volte al girono, la persona perbene fa errori sette volte al giorno. Guai se pensassi che non sbaglio mai”.
Ricciardi: “Nordio, un ministro in piena crisi”
“Nordio è un ministro in piena crisi”, ha commentato a caldo Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera, “A distanza di pochi minuti è riuscito ad ammettere quanto meno una ‘compartecipazione’ ad aver avvelenato il clima sul referendum e subito dopo ha parlato di una magistratura che con la vittoria del No continuerebbe a ‘ipotecare la politica’”. “Il ministro che ha parlato di “modestissime mazzette” si sbaglia ancora”, conclude Ricciardi, “Se prevarrà il No a vincere sarà l’amore dei cittadini italiani per la Costituzione e per una giustizia uguale per tutti e non a misura di ricchi e potenti”.