Referendum, Grosso (Comitato del No): “Non daremo i nomi dei nostri sostenitori”. E attacca: “E’ una riforma fatta per punire la magistratura”

"Il muro contro muro sulla giustizia l'ha voluto il governo". Parola di Enrico Grosso, presidente del Comitato 'Giusto dire No' al Referendum

Referendum, Grosso (Comitato del No): “Non daremo i nomi dei nostri sostenitori”. E attacca: “E’ una riforma fatta per punire la magistratura”

“Non daremo i nomi dei finanziatori del Comitato, rispetteremo il nostro regolamento che è conforme alla normativa sulla privacy”. Così ieri Enrico Grosso, presidente del Comitato ‘Giusto dire No’ al Referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, al Forum Ansa è tornato a ribadire un concetto semplice: non rivelerà i finanziatori. Anche perché una simile richiesta non è stata mai fatta alla controparte: “Tutto questo interesse nei nostri confronti vorrei fosse ugualmente tenuto nei confronti di altri finanziamenti ampiamente superiori”.

“Un muro contro muro voluto dal Governo”

Durante l’incontro ha sottolineato come “il muro contro muro lo ha voluto il Governo sulla riforma, che non risolve i problemi atavici della giustizia”. “Questa è una riforma fatta con un intento palesemente punitivo nei confronti della magistratura”, ha detto il presidente, “dopo bisognerà porre mano ai veri problemi della giustizia e questa cosa si deve fare dialogando”, ha sostenuto.

“Se c’è una cosa che io trovo particolarmente deprimente in questa campagna elettorale referendaria è il continuo tentativo di delegittimare la giustizia come istituzione”, ha spiegato, anche perché questa riforma “ha un solo obiettivo, che è un obiettivo dichiarato, che è quello di modificare le norme costituzionali che disciplinano il funzionamento del Csm”.

“Voi credete davvero – si è chiesto il costituzionalista – che con il sorteggio cesserà la tentazione della politica di avvicinare la componente togata e laica del Consiglio Superiore della Magistratura per continuare a condizionare quelle nomine e l’esercizio di quel potere?”.

Grosso ha quindi ricordato come “le correnti nella magistratura hanno avuto una funzione fondamentale per la modernizzazione del Paese. Sicuramente ci sono state delle degenerazioni: un sistema è diventato un modo per gestire il potere in modo opaco e va condannato. Ma con il sorteggio questo meccanismo si spezza? La mia sensazione che questa pratica risulterà ancor più enfatizzata”.

A proposito della querelle Di Matteo-Salvini

Ma il presidente ha voluto dire la sua anche sulla polemica sollevata due giorni fa da Matteo Salvini contro il giudice Nino Di Matteo, il quale aveva fatto proprio un ragionamento di Nicola Gratteri circa i massoni e i mafiosi che voteranno Sì. “Io credo che il modo per interpretare correttamente il pensiero di Di Matteo sia che sicuramente coloro che sfuggono alla giustizia hanno tutto da guadagnare da una giustizia più debole”, ha spiegato Grosso.

“Io non lo so chi vota sì e chi vota no, sono convinto che voteranno sì e voteranno no tantissimi cittadini per bene – aggiunge -. Una cosa però la possiamo dire: una magistratura maggiormente condizionata, una magistratura meno libera, una magistratura con la mente meno sgombra è una magistratura che non fa bene il suo mestiere anche quando si tratta di, diciamo, reprimere duramente determinati reati”.

La fiducia negli italiani

Circa il voto in sé, Grasso ha detto che ora “il quesito è molto migliorato rispetto alla versione originaria. Almeno adesso una cosa è chiara che questo è un referendum che riguarda la modifica degli articoli 104 e 105 della Costituzione”, ha sottolineato. “Grazie alla lodevole iniziativa di questi 15 cittadini che hanno presentato la loro autonoma domanda di referendum e hanno raccolto 500mila firme di elettori il quesito oggi è un po’ più comprensibile di prima”.

E ha concluso “sono sicuro che se continueremo a trattare gli italiani da persone adulte e diremo loro parole di verità, rifletteranno e sapranno scegliere e decidere nel modo migliore”.