Referendum, il Governo non fa più ciaone. E pensa al voto in due giorni. Il conto finale è da 400 milioni in più

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Tutto sarà più chiaro oggi, dopo il consiglio dei ministri. Perché proprio in cdm verrà avanzata l’ipotesi di allungare l’apertura delle urne al lunedì oltre che per le comunali di giugno anche per il referendum costituzionale di ottobre. Un’ipotesi, questa, che sta facendo discutere e non poco. Dopo la decisione di non aver seguito la strada dell’election-day per il referendum sulle trivelle – cosa che ci è costata qualcosa come 300 milioni di euro – ora i costi tra consultazioni popolari ed elezioni amministrative potrebbe crescere ancora.

Perché, se da un lato la partecipazione al voto può effettivamente aumentare, a salire saranno anche le spese per le casse dello Stato. Tra compensi agli scrutatori, gli straordinari garantiti alle forze dell’ordine e ai militari che presidiano i seggi e ne garantiscono la sicurezza, l’organizzazione tecnica delle urne, le schede delle liste elettorali, i contenitori dei voti, infatti, la seconda giornata elettorale si può quantificare in 100 milioni di euro aggiuntivi.

Non pochi, insomma. Certo è che, ovviamente, ad aumentare sarà la partecipazione. Ed è anche su questo punto che le forze politiche in campo si sono divise. Questo perché il secondo giorno di referendum sicuramente avvantaggerebbe il fronte del Sì, dato che chi voterà No molto probabilmente sfrutterà già il primo giorno per recarsi alle urne per delegittimare il Governo di Matteo Renzi. Di contro, la maggioranza difende la possibilità che più gente possibile partecipi al voto, trattandosi di referendum. L’unico punto di domanda che resta, però, è per quale motivo lo stesso desiderio di partecipazione più estesa possibile non abbia animato anche la consultazione sulle trivelle. In quel caso, come si ricorderà, si preferì salutare gli elettori con un bel #ciaone.