Referendum in Grecia, countdown pieno di veleni. Nei sondaggi è testa a testa

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Criticato ormai apertamente dai partner europei, e con problemi piuttosto evidenti anche con i colleghi di Atene, il ministro delle finanze Yanis Varoufakis sembra provare il colpo della disperazione. “Se al referendum vince il sì”, ha detto facendo riferimento all’ipotesi di vittoria delle posizioni favorevoli alle proposte dei creditori della Grecia, “allora mi dimetto”. Se invece vincerà il no, ha subito dopo spiegato, è possibile ritornare a trattare con Commissione, Eurogruppo e con la cancelliera Angela Merkel. Ad Atene, in buona sostanza, si cerca per quanto possibile di tenere la situazione sotto controllo. Le banche greche “apriranno regolarmente martedì” prossimo, ha detto ancora il ministro delle Finanze, aggiungendo che gli istituti di credito ellenici sono “perfettamente capitalizzati”.

MOSSA DISPERTA
Varoufakis ha sottolineato infine che preferirebbe “tagliarsi un braccio” piuttosto che firmare un accordo che non preveda la ristrutturazione del debito. Naturalmente, poi, ieri sono continuate le dichiarazioni degli esponenti delle istituzioni comunitarie, tutti nella speranza di influenzare il risultato della consultazione indetta dal premier greco Alexis Tsipras. “Aspettiamo il risultato del referendum, è il momento che i greci decidano il loro futuro”, ha commentato il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker. Dal canto suo il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, davanti al suo Parlamento ha lanciato l’ennesimo allarme su Atene: se i greci voteranno “no” sarà “incredibilmente difficile” mettere in piedi un nuovo salvataggio. Un avvertimento, neanche tanto velato, sulle possibili conseguenze del voto di domenica. Arrivano intanto indiscrezioni dal Fondo Monetario Internazionale, guidato dalla francese Christine Lagarde, su un ipotetico nuovo piano che salverebbe la Grecia dal default. Atene, secondo quante scrive il Fondo in un rapporto, avrebbe bisogno di nuovi finanziamenti per 50 miliardi di euro (56 miliardi di dollari) fino al 2018 per far fronte all’insostenibilità del suo debito. Le finanze della Grecia, è il mantra del Fmi, si sono ulteriormente deteriorate perché Atene è stata troppo lenta nel varare le riforme economiche necessarie.

GLI SVILUPPI
Nel rapporto si sottolinea anche che lo scorso anno si prevedeva un calo del debito greco al 128% del pil. Ora il debito è tornato a viaggiare verso il 150% entro il 2020. Rimane comunque la massima attenzione sulla situazione greca non solo da parte dei leader europei, ma anche dalla Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e il premier Matteo Renzi hanno avuto infatti una conversazione telefonica proprio sulla situazione greca, in cui hanno “concordato sull’importanza che tutte le parti lavorino per rimettere la Grecia sul sentiero delle riforme e dei finanziamenti che porti alla crescita e alla sostenibilità del debito all’interno dell’eurozona”. Renzi e Obama hanno inoltre sottolineato che “le loro squadre sono in stretto contatto e stanno monitorando gli sviluppi economici in Grecia, così come più ampiamente i mercati finanziari”.