Referendum, Nordio corre in difesa di Bartolozzi: “Non deve dimettersi”. Ma le opposizioni non ci stanno: “La Capo gabinetto ha detto la verità: vogliono smontare la Costituzione”

Referendum, Nordio corre in difesa di Bartolozzi: "Non deve dimettersi". Ma le opposizioni non ci stanno e preannunciano battaglia

Referendum, Nordio corre in difesa di Bartolozzi: “Non deve dimettersi”. Ma le opposizioni non ci stanno: “La Capo gabinetto ha detto la verità: vogliono smontare la Costituzione”

Passano le ore ma non accennano a diminuire le polemiche scaturite dalle parole shock di Giusi Bartolozzi, già capo di gabinetto del ministero della Giustizia, che durante la trasmissione di sabato scorso all’emittente siciliana Telecolor ha lanciato un appello a votare sì al referendum affermando: “Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è un plotone di esecuzione”.

Il grande imbarazzo

Al momento la Bartolozzi non si è scusata per il contenuto del suo intervento, arrivato al termine di un botta e risposta con la senatrice Ilaria Cucchi. Anzi, secondo quanto apprende l’Ansa da fonti di governo, il caso “verrà gestito internamente”. Un’uscita scomposta che avrebbe fatto infuriare la premier Giorgia Meloni e il resto della maggioranza ma che, sempre secondo l’Ansa, non dovrebbe portare a “decisioni drastiche”.

Del resto, in queste ore a parlare è stato il ministro Carlo Nordio che, a precisa domanda, ha detto che la capo di gabinetto “non deve dimettersi. La stessa dottoressa Bartolozzi ha chiarito il suo punto di vista, che non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura ma soltanto a quella piccola parte minoritaria che ha definito politicizzata”.

Sempre il guardasigilli ha aggiunto che “sicuramente, come ho già detto, sono certo che si chiuderà con un’espressione che può essere stata interpretata in modo improprio ma che, conoscendola anche come magistrato, non rappresenta certamente il suo pensiero”.

Un tentativo di raffreddare le polemiche che, però, non sembra essere andato a buon fine. Quel che è certo è che il clima politico resta teso e che nella maggioranza sembra evidente un certo nervosismo che si fatica a tenere sotto traccia.

“La frase del capo di gabinetto del ministro della Giustizia è infelice, come lo stesso ministro Nordio ha sottolineato, ma la cosa importante adesso è esaminare il merito della riforma, che è l’oggetto del referendum”, ha tagliato corto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ospite della trasmissione Ping Pong su Rai Radio1.

Opposizioni all’attacco

Ben più battaglieri, invece, i parlamentari delle opposizioni. Il vicepresidente M5S Stefano Patuanelli sui social ha fatto notare come “molti commentatori e tanti politici di destra chiedono oggi a Bartolozzi di scusarsi per le sue parole sbagliate e fuori luogo. Io non penso che la capo di gabinetto del ministro Nordio debba scusarsi, perché ha detto la verità. Questa riforma è stata creata, studiata e portata avanti a colpi di maggioranza per fare esattamente quello che Bartolozzi dice”.

“Stiamo smontando la Costituzione per permettere a gente come Dalmastro, Santanché, Donzelli, Nordio e compagnie varie di calpestare la magistratura, per toglierla di mezzo. I cittadini, dinanzi a cotanta sincerità, dovranno decidere da che parte stare: la posta in gioco è questa”, chiosa Patuanelli.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Sandro Ruotolo, componente della segreteria nazionale del Pd ed europarlamentare, secondo cui “in un Paese normale, dopo dichiarazioni come quelle pronunciate da Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio, sarebbero arrivate le dimissioni. Immediate. Ma il punto è proprio questo: l’Italia, purtroppo, non è un Paese normale”.

A suo dire “siamo a due settimane dal voto sul referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati e assistiamo a esponenti del governo e della maggioranza che intervengono a gamba tesa nella campagna referendaria. Qui non è in discussione un dibattito politico qualunque: il punto è far rispettare la Costituzione. La separazione delle carriere, così come proposta, rappresenta un attacco all’equilibrio costituzionale della magistratura e alla separazione dei poteri. E se una riforma viene accompagnata da parole come ‘togliere di mezzo la magistratura’, allora è evidente che siamo davanti a un problema serio per la democrazia”, conclude Ruotolo.