Referendum, Nordio riesuma la balla della riforma che accelera i processi. E si dice pronto a lasciare la politica nel 2027

Il Guardasigilli, anche in caso di sconfitta al referendum sulla separazione delle carriere, non si dimetterebbe da ministro

Referendum, Nordio riesuma la balla della riforma che accelera i processi. E si dice pronto a lasciare la politica nel 2027

“Se vince il no mi dimetto? Assolutamente no”. Così ieri il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha confermato da Potenza che se il Paese dovesse bocciare la sua riforma della Giustizia (evenienza più che possibile, dati i sondaggi con il No in forte ascesa), lui comunque rimarrebbe al suo posto. Imperterrito e impermeabile alle critiche. Ma tanto per il ministro “il sì vincerà di sicuro e sarà un motivo di grande soddisfazione per quello che sto sostenendo sulla separazione delle carriere ormai da 30 anni”.

Il Referendum e la balla dei processi più veloci

Ma ieri Nordio è andato oltre, ripescando quella che tutti sanno essere una clamorosa balla (a partire da lui), ovvero che la sua separazione delle carriere avrà effetti sui tempi della Giustizia. “Con la riforma i processi saranno velocizzati”, ha infatti detto il ministro, “perché si renderanno più efficienti sia gli uffici sia perché la corte disciplinare, pensata in composizione diversa, renderà più responsabili quei magistrati che magari sono abbastanza pigri nel depositare le sentenze o nel gestire i loro processi”.

Quando Nordio sosteneva che la riforma non c’entra coi tempi della giustizia

Un concetto opposto a quello che lo stesso Nordio aveva espresso il 14 gennaio scorso, quando, presentando il suo volume “Una nuova giustizia”, aveva chiaramente affermato che la riforma non avrebbe inciso sulla velocità dei processi e che non era stata pensata con questo obiettivo. Per quello, aveva detto allora, ci sono gli investimenti del Pnrr.

Ma si sa, con l’avvicinarsi del voto, si può dire tutto e il contrario di tutto. Anche che “non si tratta di una riforma contro la magistratura”, come ha puntualmente aggiunto Nordio, che “non mira a porre sotto il controllo dell’esecutivo la magistratura, tra l’altro si tratta di una riforma fatta da un ex magistrato che ha sempre considerato sacrale la libertà e indipendenza della magistratura. Basta leggere l’articolo 104 della riforma e il testo generale per comprendere che autonomia e indipendenza della magistratura requirente e giudicante restano elementi intoccabili e non negoziabili”.

Possibile l’addio alla politica nel 2027?

Infine Nordio ha fatto balenare la possibilità di un suo possibile abbandono della politica attiva. Parlando di un suo successivo impegno nella squadra di Governo, il ministro ha specificato che “il prossimo anno compio un anno matematico, essendo nato nel 1947. Un impegno così gravoso, come quello di ministro della Giustizia, lo ritengo di difficile compatibilità con l’età. Poi il futuro è nelle mani di Giove, ho molta nostalgia di quando scrivevo sui giornali o libri. Cosa che adesso non posso più fare”, ha concluso.