Referendum, un de profundis per i partiti che esistono solo su Twitter

Davvero pensavano che la maggioranza degli italiani andasse a votare per un referendum che permettesse ai condannati di continuare a fare politica?

Chissà se se ne accorgono questi politici che si sono inventati un referendum per concimare un po’ di propaganda di essere la classe dirigente più ignorata degli ultimi anni. Chissà se avranno il coraggio di riconoscere che l’Italia ripudia questa politica. La giornata di ieri è la notte della Repubblica, un de profundis per partiti che esistono solo su Twitter e nelle rassegne stampa ma poi hanno un risibile effetto sulla vita reale delle persone.

VOTAZIONI REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

L’unico risultato da considerare di questi referendum (che altro non erano che la solita strumentalizzazione della giustizia in nome dell’impunità travestita da garantismo) va decifrato nei numeri dell’affluenza. Innanzitutto c’è la poca partecipazione.

Referendum, la stragrande maggioranza degli italiani ritiene questa classe dirigente non autorevole, non credibile e non capace di affrontare temi così importanti

È fin troppo prevedibile – vedrete – che ora ci sorbiremo i soloni inesistenti al di fuori dei loro circoli endogamici che ci spiegheranno del perché la colpa come al solito sia degli elettori: al di là dei quesiti nel merito la stragrande maggioranza degli italiani ritiene questa classe dirigente non autorevole, non credibile e non capace di affrontare temi così seri e così importanti.

Poi c’è la disconnessione tra la politica e il popolo: non serve essere Gramsci per rendersi conto che la mancanza di connessione tra dirigenti e masse pone un serio problema di legittimità della politica. Quelli potranno pure continuare a bighellonare dando la colpa alle mascherine, alla bufala dei poteri forti oppure all’ignoranza dei cittadini ma la realtà è che la crisi della politica è per definizione causata dai politici e non riconoscerlo porta diritti verso il baratro. Anche i cosiddetti antipopulisti (che hanno scelto di chiamarsi così perché “turboliberisti” suonava troppo male) si fregiano di essere portatori di un’autorevolezza che nessuno gli riconosce.

Poi c’è l’ipocrisia: quelli che saltano alla gola ogni giorno del Reddito di cittadinanza sono gli stessi che hanno speso circa 400 milioni di soldi pubblici per un referendum che è solo un loro spot venuto male. Sappiamo già come risponderanno: “i soldi spesi per fare votare i cittadini non sono mai soldi mal spesi!”. È un trucco retorico facilissimo da smontare: i soldi spesi per arginare la povertà non sono mai soldi mal spesi. A ben vedere anche i soldi spesi per arginare i reati non sono mai soldi mal spesi.

Non sono forse loro che ci ripetono che conta solo il risultato? Perfetto: risultato fallimentare, da falliti.
Infine c’è l’inettitudine nel fare politica: più dell’80% degli italiani è favorevole al salario minimo, il 50% alla cannabis legale e più del 70% all’eutanasia legale. Questi davvero pensavano che la maggioranza degli italiani andasse a votare per un referendum che permettesse ai condannati di continuare a fare politica? Bisogna essere seri per essere presi sul serio.

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