Regalo fiscale Ue ad Amazon. Bezos può tenersi 250 milioni. La Corte europea sconfessa la Commissione. M5S: “Serve la digital tax”

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Sembra incredibile ma mentre il mondo intero si interroga su come far pagare le tasse ai big del web, la Corte di Giustizia europea decreta che non c’è stato “vantaggio selettivo in favore del gruppo Amazon” e assolve l’azienda dal pagamento di 250 milioni di euro di tasse non pagate. Con un verdetto a sorpresa, i giudici hanno annullato la decisione della Commissione Ue che dichiarava l’aiuto al colosso americano incompatibile con il mercato interno e per questo chiedeva all’azienda di Jeff Bezos di rimediare.

Una tesi che non ha convinto il Tribunale europeo che ritiene che la Commissione non è stata in grado di dimostrare, in modo giuridicamente adeguato, che ci sia stata un’indebita riduzione dell’onere fiscale di una filiale europea del gruppo Amazon – quella in cui vengono convogliati i risultati delle divisioni di Germania, Francia, Italia, Spagna, Olanda, Polonia e Gran Bretagna – da parte del governo del Lussemburgo.

La vicenda risale al 2003 quando due divisioni lussemburghesi di Amazon si accordano con il governo locale sul loro trattamento fiscale. Sostanzialmente venivano agevolate operazioni di compravendita infragruppo di licenze e diritti di proprietà, ossia quelle che sono considerate uno degli stratagemmi usati dalle multinazionali per spostare i profitti nei paesi dove le tasse sugli utili sono o inesistenti. Peccato che la mossa non è passata inosservata tanto che nel 2017 la Commissione Ue afferma che il trattamento fiscale ricevuto da Amazon, tra il 2006 e il 2014, si configura come aiuto di stato, violando le regole del libero mercato, e ha chiesto al Lussemburgo di recuperare 250 milioni di euro in tasse non versate dalla società.

Un verdetto che ha fatto esultare il management del colosso americano secondo cui “accogliamo con favore la decisione della Corte” di Giustizia europea, “che è in linea con la nostra posizione di lunga data secondo cui abbiamo seguito tutte le leggi applicabili e che Amazon non ha ricevuto alcun trattamento speciale”. Da Bruxelles, però, fanno sapere che la guerra non è ancora finita. “Studieremo attentamente la sentenza e rifletteremo su possibili prossimi passi” fa sapere la vicepresidente della Commissione europea, Margrethe Vestager.

“La Commissione sta utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione per combattere le pratiche fiscali sleali” spiega la Vestager segnalando come “l’applicazione degli aiuti di Stato va di pari passo con l’azione legislativa dell’Ue per affrontare le lacune e garantire la trasparenza in materia fiscale” e “siamo vicini a uno storico accordo globale sulla riforma del quadro in materia di tassazione delle società”.

“La decisione della Corte di Giustizia Ue che ha cancellato le multe comminate ad Amazon e Apple – ha detto il deputato M5S in commissione Politiche Ue, Francesco Berti – fa sì che le multinazionali del web escano indenni da questa vicenda. La Commissione ha fatto il possibile, applicando la disciplina di aiuti di Stato, ma questa impostazione è stata rigettata, per questo siamo convinti serva un nuovo accordo fiscale in vista della Conferenza sul futuro dell’Europa: la Ue infatti dispone di un mercato unico ma non di una fiscalità comune”.

“Le norme sull’armonizzazione fiscale non sono sufficienti – aggiunge Berti ancora a proposito del caso Amazon – e non può esserci futuro in un continente dove i cittadini e le imprese vengono ipertassati e le multinazionali sottraggono 60 miliardi di euro alla fiscalità generale. Il G20 e il Consiglio europeo stanno lavorando sul tema, il nostro auspicio è che si passi dalle buone intenzioni ai fatti”.