Regeni, Mollicone, Aldrovrandi: il fine settimana nero della giustizia

Sono state giornate dure per il senso di giustizia, le ultime della scorsa settimana. Tre le storie simbolo: Regeni, Mollicone, Aldrovrandi.

Sono state giornate dure per il senso di giustizia, le ultime della scorsa settimana. Mentre infuocava il dibattito sulla crisi di governo la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei pubblici ministeri della Procura di Roma contro la decisione del giudice dell’udienza preliminare che l’11 aprile scorso aveva disposto la sospensione del processo Regeni disponendo nuove ricerche degli imputati a cui notificare gli atti.

Regeni, Mollicone, Aldrovrandi: il fine settimana nero della giustizia

Sono state giornate dure per il senso di giustizia, le ultime della scorsa settimana

Gli indirizzi degli aguzzini di Giulio Regeni – uomini al soldo del presidente Al Sisi – non sono mai stati dati. Le promesse del governo italiano si sono schiantate contro gli interessi con l’Egitto (soldi e armi, in primis) e il messaggio è chiaro: alla famiglia di Giulio lo Stato italiano sta dicendo di arrangiarsi. “Attendiamo di leggere le motivazioni ma riteniamo questa decisione una ferita di giustizia per tutti gli italiani. Abnorme è certamente tutto il male che è stato inferto e che stanno continuando a infliggere a Giulio. Come cittadini non possiamo accettare né consentire l’impunità per chi tortura e uccide”, dicono Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio, assistiti dall’avvocato Alessandra Ballerini.

Quella sentenza della Cassazione dice che le promesse della politica ai genitori di Giulio sono state parole infedeli. Dice che il potere (prepotente) è un cappio alla giustizia. Dice che il governo italiano colleziona un fallimento che è un’onta.

Ieri Lino Aldrovandi ha fatto gli auguri a suo figlio Federico, che è stato ucciso da quattro poliziotti il 25 settembre del 2005 durante un normale controllo. I quattro sono stati condannati semplicemente per “eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi”, mentre 3 poliziotti furono condannati anche per avere depistato le indagini.

Scrive il papà di Federico: «Caro Federico, da poco è il 17 luglio 2022. Credo che fra un po’, ti avrei chiamato per augurarti semplicemente “Buon compleanno Federico”. Oggi avresti l’età di un uomo adulto, 35 anni. E chissà quante cose, forse anche belle, intorno a te. E’ proprio vero che se anche il tempo passa, un genitore, orfano di un figlio, nel tuo caso ucciso senza una ragione, una bastarda, infame domenica mattina, sopravvive soltanto. La “bellezza e la presenza” di altri figli intorno, sarà comunque per quel genitore orfano di un figlio, sempre molto importante, ed anche se in un certo senso lo aiuterà, il sorriso di “quel figlio” ed il suo sguardo gli mancheranno maledettamente. Ognuno di noi è unico ed ha un solo cuore che batte nel petto. E quel cuore non potrà mai essere sostituito. Nel 1987, l’anno in cui nascesti, l’anno in cui toccai il cielo con un dito, usciva una canzone dal titolo “proprio come in paradiso”. Quel “piccolo paradiso”, qui su questa terra, l’avevamo conosciuto insieme, mio dolce piccolo eterno Federico. Quei tuoi 18 anni, massacrati dalla bestialità umana, giaceranno per sempre invece sull’asfalto di “quella” via silenziosa e indifferente, in tutto e per tutto, della città che ti vide nascere. Buon Compleanno Federico con anche una foto, dove in riva al mare chissà di cosa parlavamo. Quante cose oggi avrei da raccontarti e chissà quante altre tu. Con la tua verità, quella più importante, quella che ancora mi manca, di una pazzia consumata senza freni, in un’alba assassina e vigliacca. Parlami Federico con la tua voce. Il “tuo cuore” sezionato…, nell’ultimo disperato messaggio d’amore, lo fece. Non smettere mai mio piccolo di farlo, ovunque tu sia.». La madre di Federico, nel giorno del compleanno del figlio per quei 35 anni che avrebbe avuto, scrive di un perdono che non ci potrà mai essere «per chi ti ha ucciso, né per chi li ha aiutati». E nomina la vicenda di Serena Mollicone.

Serena Mollicone a 18 anni è entrata viva in una caserma dei carabinieri. Venne ritrovata due giorni dopo. In questa brutta storia di una caserma che è diventata un buco c’è un brigadiere che forse è stato suicidato, carabinieri amici del camorrista Marino e nei giorni scorsi un’assoluzione che fa schifo. Nessun colpevole. L’avvocato del padre di Serena, Dario De Santis, ha dichiarato: «non commento la sentenza finché non leggerò le motivazioni, ma il dato che emerge oggettivo è che a 21 anni dai fatti non c’è ancora giustizia per Serena» La morte del padre di Serena negli anni scorsi,- dice l’avvocato – almeno «gli ha risparmiato questa altra delusione. Ma non ci rassegneremo finché non ci sarà giustizia. Resta il turbamento perché a tanti anni dai tragici fatti lo Stato non è stato capace di fare giustizia».

Lo scrittore Usa William Gaddis diceva: «otterrai giustizia nell’altro mondo. In questo accontentati della legge».

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