Regioni contro il bollettino. Basta contare gli asintomatici. Anziché contenere i contagi Fontana & C. vogliono limitare la percezione della pandemia ed evitare i downgrade

Una circolare che prevede di non conteggiare più nel bollettino giornaliero i ricoveri asintomatici per cause diverse dal Covid.

I pazienti ricoverati in ospedale per cause diverse dal Covid, ma comunque positivi e asintomatici, “qualora assegnati in isolamento al reparto di afferenza della patologia”, saranno conteggiati nel bollettino giornaliero come ‘caso’ Covid, ma non tra i ricoveri dell’Area Medica Covid. È quanto prevede una circolare del ministero della Salute, anticipata dall’Ansa, ma non ancora confermata dallo stesso dicastero guidato da Roberto Speranza.

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“Da oggi – ha confermato su Facebook il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti -, secondo la nuova circolare del ministero della Salute, i pazienti ricoverati nei nostri ospedali per altre patologie che risultino poi positivi al virus ma asintomatici, saranno contati tra i ‘casi’ Covid ma non verranno conteggiati nel consueto bollettino con cui i territori vengono classificati in zona gialla, arancione o rossa. Un nuovo passo verso il buonsenso e la semplificazione, come avevano chiesto le Regioni”.

Se così fosse il governo avrebbe dunque accolto la richiesta delle Regioni, e di una parte di esperti, di modificare il bollettino giornaliero (leggi l’articolo). Del resto i cambi di colore non sono mai stati graditi dalle Regioni. Le hanno provate tutte, ora l’ultima spiaggia è la richiesta di non calcolare i positivi asintomatici nel computo dei casi giornalieri e da quello dei ricoverati. Come se gli asintomatici non fossero anche loro contagiosi e contagiati. Ma non finisce qui.

Chi è vaccinato e sta bene potrebbe essere esentato dall’obbligo di tampone e vedersi ridotto l’isolamento di sette giorni. Il tutto è rimesso al parere del Comitato tecnico scientifico (Cts) che si riunirà oggi. La Lombardia, governata dal leghista Attilio Fontana – che conta il maggior numero di ricoverati positivi in terapia intensiva (253) e nei reparti ordinari (3.317) – ha fatto da capofila alle altre Regioni nel chiedere al ministero della Salute di non conteggiare come ricoveri Covid i pazienti ospedalizzati per altre patologie e poi risultati positivi. Ciò per “dare una rappresentazione più realistica e oggettiva della pressione sugli ospedali”.

Non tutti i ricoverati col Covid – è il messaggio – sono in ospedale per il Covid, anche se ogni ricoverato positivo costringe le strutture ad approntare spazi e percorsi separati. La Regione fornirà il numero totale dei ricoverati positivi ma “sarà in grado di distinguere quali afferiscono direttamente a una patologia Covid-dipendente (polmoniti e gravi insufficienze respiratorie)” e quali no. E le altre Regioni sono pronte a seguirla. Anche per quanto riguarda il conteggio dei positivi il sistema è da rivedere, dice il presidente del Veneto Luca Zaia: “Noi – spiega – abbiamo avanzato per primi la proposta di non contare gli asintomatici tra i positivi”.

Sulla stessa posizione il governatore della Toscana, Eugenio Giani. Invoca la semplificazione pure il governatore ligure Giovanni Toti, che parla di “pandemia burocratica”. “La richiesta delle Regioni è da valutare attentamente – scrivono in una nota i componenti del M5S in Commissione Sanità del Senato -. Il conteggio dei casi serve a fare una fotografia della circolazione del virus e, omettendo i casi asintomatici, non si avrebbero più dati quanto più aderenti alla realtà. Senza dimenticare che gli asintomatici sono comunque pazienti in grado di contagiare. Quando il pericolo di collasso del sistema sanitario sarà del tutto scongiurato, allora si potranno fare valutazioni di questo genere. Ma scegliere oggi di non adottare il principio di precauzione ci appare rischioso”.

IL SECONDO FRONTE. Sul fronte delle quarantene, l’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato ritiene che si debbano “semplificare le procedure per gli asintomatici completamente vaccinati: negli Usa in questo caso la quarantena finisce dopo cinque5 giorni”. Senza dubbio tutto ciò comporterebbe una minore contezza della portata reale della contagiosità del virus che potrebbe culminare con un’altra impennata di casi che sfuggirebbero al tracciamento.

Insomma la situazione andrebbe del tutto fuori controllo. Come se non bastasse in questo momento ci si aspetterebbe una linea comune almeno dal fronte degli esperti. E invece niente. Anzi il mondo scientifico si spacca anche sulla necessità di continuare a pubblicare il bollettino. Di fronte all’idea di Matteo Bassetti, condivisa dal membro del Cts Donato Greco e da pezzi del mondo politico e istituzionale, prendono posizione epidemiologi e virologi. La posizione più netta è quella di Lucia Bisceglia, presidente dell’Associazione italiana di epidemiologia: “Il monitoraggio dei contagi giornaliero serve per intercettare i segnali di allerta” visto che ricoverati e decessi “sono proporzionati ai positivi”.

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