Renzi contro Emiliano. Nel Pd sfida tra gemelli diversi: dai buoni rapporti con il Cav e all’#enricostaisereno

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La presenza scenica non gli manca. E neppure la risposta pronta. Che abbia ambizione e sia determinato, poi, è fuori discussione. Senza contare una certa propensione al rischio. Non si tratta di Matteo Renzi, però, per quanto queste qualità gli calzino a pennello, ma di Michele Emiliano. Il gemello diverso dell’ex premier pronto a sfidarlo alle primarie per conquistare la segreteria del Pd. Da poche ore infatti il Governatore della Puglia ha ufficializzato la sua candidatura.

Similes cum similibus – Ma è il modo in cui l’ha fatto che ancora di più conferma quanto nello stile i due sfidanti si assomiglino. Sarà anche per tale ragione, forse, che Renzi ha qualche motivo in più per essere preoccupato della singolar tenzone che lo attende. Il segretario uscente sa bene che si troverà di fronte un giocatore altrettanto scaltro quanto lui. Al momento l’unico vantaggio su cui può contare l’uomo di Pontassieve è la conoscenza a menadito di House of Cards. Ammesso che questo possa essergli d’aiuto. Non si tratta infatti di un “manuale d’istruzione”, come lo stesso autore Michael Dobbs ha fatto sapere a Renzi.

Sta di fatto che anche la corsa di Emiliano è iniziata con un #Enricostaisereno. Solo che l’Enrico in questione non è Letta. Il “tradimento” di Emiliano, meno esplicito nella forma ma non nella sostanza, infatti, è stato nei confronti di Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, col quale l’ex sindaco di Bari sembrava d’accordo fino all’assemblea del Pd di domenica scorsa sulla linea della scissione. Salvo poi cambiare idea nella direzione di martedì.Ma il fil rouge che unisce Renzi ed Emiliano, al di là del fatto che entrambi sono stati sindaci, arriva da lontano. E riconduce dritti dritti ad Arcore. Come non ricordare il pellegrinaggio dal Cav del rottamatore? Correva l’anno 2010 e Renzi, allora sindaco di Firenze, giustificò la visita con ragioni del tutto istituzionali. Il Patto del Nazareno, poi, è cronaca recente. Ma anche l’ex pm ha già all’attivo un pranzo col leader azzurro, Silvio Berlusconi, per quanto al momento continui a negarlo. Una cosa è certa: nessuno dei due può essere etichettato come un comunista.

Inno indigesto – Di sicuro non Renzi, col suo passato margheritino e la sua gioventù negli scout. Emiliano sarà pure più a sinistra ma non tanto da intonare in scioltezza Bandiera Rossa alla riunione degli scissionisti piddini la settimana scorso. Un repertorio che, ça va sans dire, non è nelle corde neppure del rottamatore.
Senza contare, poi, che tutti e due,  se  non ci fosse la sfida delle primarie ad attenderli sarebbero degli alleati perfetti contro Massimo D’Alema. Ma sulla linea Firenze – Bari corrono pure somiglianze che attengono non tanto alla sfera politica quanto a quella personale. A un paracadute, infatti, hanno pensato entrambi. E così se l’ex premier poco prima di correre per la presidenza della Provincia di Firenze si fece assumere nell’azienda del padre, il Governatore fino a ora non ha voluto dimettersi dalla magistratura. E non è detto che lo faccia in seguito. Certo, ancora di gufi nell’orizzonte di Emiliano non se ne vedono, ma è presto. La sfida è appena iniziata. E, tra l’altro, chissà se un terzo incomodo (la sempre più probabile candidatura di Andrea Orlando), alla fine non farà pentire l’ex sindaco di Bari di questa ribalta nazionale guadagnata con troppa fretta e quasi d’istinto. Lo stesso istinto, quasi azzardo, che è stato un faro per l’ormai ex segretario dem. E sappiamo bene quanto non gli abbia giovato.

Tw: @vermeer_

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