Renzi dai pm scudato dal Senato. Niente interrogatorio e solito show. L’ex premier in Procura dopo l’assist della Giunta. Depositata una memoria per smontare il caso Open

MATTEO RENZI
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Renzi non molla. Ottenuto un assist dalla Giunta per le immunità del Senato, che sul caso Open deciso di proporre all’Aula di sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Consulta, ieri il leader di Italia Viva è tornato a bussare alla porta della Procura di Firenze. Il senatore di Rignano sostiene di non voler schivare il processo, ma allo stesso tempo continua a puntare il dito contro gli inquirenti che hanno indagato sulla fondazione considerata la sua cassaforte, ritenendo che, per dimostrare che quella struttura era un’articolazione di partito e vi sia stato dunque finanziamento illecito, abbiano violato le guarentigie costituzionali.

L’ANNUNCIO. Ieri mattina Matteo Renzi, insieme ai suoi legali, si è recato in Procura a Firenze per incontrare i pm Luca Turco e Antonino Nastasi e ha consegnato una memoria difensiva. “Questo processo politico alla politica resterà negli annali della cronaca giudiziaria – ha poi dichiarato l’ex rottamatore su Facebook – come uno scandalo nel quale gli indagati non hanno violato la legge mentre i pubblici ministeri hanno violato la Costituzione. E come se non bastasse, la Corte di Cassazione ha già smontato in quattro diverse sentenze l’impianto dei pm. Tuttavia credo che un politico non debba scappare dalla giustizia”.

Nella memoria difensiva, la difesa dell’ex premier ha sostenuto che nella fondazione Open non c’è traccia del ruolo di “direttore di fatto” di Renzi. Hanno poi segnalato “plurimi e gravi errori” nell’individuazione dei ruoli ricoperti all’interno del Pd dagli indagati. E hanno sottolineato l’inesistenza di qualsivoglia corrente renziana, il mancato rispetto dell’articolo 68 Costituzione e la violazione delle prerogative del Senato della Repubblica. L’ex premier e i suoi legali hanno così formulato “istanza perché la Procura di Firenze avanzi richiesta di archiviazione del procedimento”.

“Il difetto della qualifica di direttore di fatto della Fondazione Open in capo al senatore Renzi così come la assoluta inesistenza della cosiddetta corrente renziana – hanno sostenuto – determinano il venir meno delle premesse fattuali, logiche e giuridiche che sostengono la imputazione provvisoria a carico del nostro assistito”. Un po’ poco all’apparenza rispetto a quanto ricostruito in migliaia di atti dai pm, ma deciderà la Procura.

L’AFFONDO. Resta intanto la curiosità delle dichiarazioni del leader di Italia viva, che dice di voler essere giudicato ma, a Palazzo Madama e non solo, mette lui sotto accusa i magistrati che hanno formulato accuse nei suoi confronti. “In passato miei colleghi parlamentari hanno utilizzato le prerogative dell’articolo 68 della Costituzione per chiedere di non essere giudicati. Io no, io voglio il contrario. Voglio – ha affermato Renzi – che si faccia giustizia davvero, sul serio, verificando se le plurime violazioni costituzionali dei pm, che ho pubblicamente segnalato, meritino una sanzione”.

Ancora: “Questa vicenda durerà per anni. Noi la vivremo col sorriso di chi ha la coscienza a posto e la forza della propria tranquillità. E questo è il messaggio che voglio dare soprattutto ai ragazzi più giovani: credete nella giustizia, anche quando vi sembra difficile farlo”. Dopo la decisione presa dalla Giunta per le immunità, la senatrice pentastellata Elvira Evangelista sostiene intanto che “c’è stata una strumentalizzazione politica dei fatti”. E sull’astensione del Movimento 5 Stelle, contestata da tanti 5S, dichiara: “Possiamo parlare di approfondimento giuridico voluto dalla giunta”.

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