L'Editoriale

Niente sconti sull’etica in politica

Matteo Renzi
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Col naso lungo di Pinocchio, ieri Matteo Renzi si è presentato ai magistrati che indagano sui finanziamenti alla Fondazione Open (leggi l’articolo) per rispondere delle accuse, e poi non ha detto niente. Troppo alto il rischio di scoppiare a ridere affermando che con la macchina acchiappa soldi della Leopolda lui non c’entra nulla, e per questo ha consegnato una memoria scritta.

Dentro ha sostenuto che non c’è mai stata nessuna sua corrente, gettando nello sconforto gli osservatori della politica e chi deve aver sofferto per anni di allucinazioni, noi compresi, che sui “renziani” abbiamo scritto migliaia di articoli, definendone i più vicini – senza mai una smentita – “il Giglio magico”. Ma per il senatore di Rignano il grottesco non ha limiti, e come ha provato a farci credere che in Arabia saudita c’è il Rinascimento e non un regime, allo stesso modo ora sostiene che la sua corte è un’invenzione, così come tutta l’inchiesta sui fondi elargiti da ognidove alla Fondazione.

Una strategia difensiva che già da sola imporrebbe un supplemento di chiarezza, ma su cui la Giunta del Senato evidentemente non ha fretta, al punto da proporre l’invio delle intercettazioni telefoniche alla Consulta. Su questo si sono battute le destre, con l’imperdonabile astensione dei componenti M5S e Pd. Al contrario del segretario Letta, Giuseppe Conte, ha preso però in mano la questione, e chiarito che i 5S in Aula voteranno contro chi ostacola i magistrati. “Su questi temi – ha scritto – i 5S sono stati, sono e saranno irreprensibili”. La differenza con gli altri c’è. E chi non la vede è un Renzi d’Arabia.

Leggi anche: Renzi dai pm scudato dal Senato. Niente interrogatorio e solito show. L’ex premier in Procura dopo l’assist della Giunta. Depositata una memoria per smontare il caso Open.

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