Chiusa l’inchiesta sulla Fondazione Open. Renzi, Boschi, Lotti e altri otto indagati verso la richiesta di rinvio a giudizio. Sono accusati di finanziamento illecito ai partiti

La Procura di Firenze ha chiuso le indagini sulla fondazione Open. Renzi, Boschi, Lotti e altri 8 indagati verso la richiesta di rinvio a giudizio.

La Procura di Firenze ha chiuso le indagini sulla fondazione Open, la cassaforte renziana finita al centro di un’inchiesta per i movimenti di fondi sospetti per oltre 7 milioni di euro (leggi l’articolo). Undici gli indagati tra cui il senatore e leader di Italia Viva, Matteo Renzi e gli onorevoli Maria Elena Boschi e Luca Lotti, e quattro società. Tra i reati contestati a vario titolo nell’inchiesta compaiono il finanziamento illecito ai partiti, corruzione e riciclaggio.

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L’ex premier Renzi è indagato per finanziamento illecito assieme all’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente di Open, agli imprenditore Marco Carrai e Patrizio Donnini, e per l’appunto agli ex ministri Boschi e Lotti. Due gli episodi di presunta corruzione per l’esercizio della funzione che vengono contestati entrambi all’onorevole Lotti, ex membro del cda della stessa fondazione e figura del governo tra il 2014 e il 2017, periodo in cui, secondo le accuse, si sarebbe adoperato per disposizioni normative favorevoli alle società che aveva finanziato Open, la Toto costruzioni e la British American Tobacco.

La Fondazione Open nacque nel 2012 per sostenere le iniziative politiche come la Leopolda di Renzi e la corsa dello stesso Renzi alle primarie del Pd fino all’approdo a Palazzo Chigi e alla campagna per il Sì al referendum costituzionale. La cassaforte renziana è attiva fino all’aprile 2018, raccogliendo oltre 7 milioni di euro. La Fondazione Open aveva sede a Firenze presso lo studio dell’avvocato Bianchi, dove nel settembre del 2019 venne sequestrato l’archivio (leggi l’articolo).

Renzi, scrivono i pm toscani nell’avviso di conclusione delle indagini, sarebbe stato il direttore “di fatto” della fondazione Open e la stessa avrebbe agito come un’articolazione di partito. “Era ora. Fino a oggi ha lavorato la procura, ora la palla passa alle difese” ha commentato uno dei legali dell’ex premier, l’avvocato Federico Bagattini.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 18:10
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