Chiusa l’inchiesta sulla Fondazione Open. Renzi, Boschi, Lotti e altri otto indagati verso la richiesta di rinvio a giudizio. Sono accusati di finanziamento illecito ai partiti

Renzi Boschi Open
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

La Procura di Firenze ha chiuso le indagini sulla fondazione Open, la cassaforte renziana finita al centro di un’inchiesta per i movimenti di fondi sospetti per oltre 7 milioni di euro (leggi l’articolo). Undici gli indagati tra cui il senatore e leader di Italia Viva, Matteo Renzi e gli onorevoli Maria Elena Boschi e Luca Lotti, e quattro società. Tra i reati contestati a vario titolo nell’inchiesta compaiono il finanziamento illecito ai partiti, corruzione e riciclaggio.

L’ex premier Renzi è indagato per finanziamento illecito assieme all’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente di Open, agli imprenditore Marco Carrai e Patrizio Donnini, e per l’appunto agli ex ministri Boschi e Lotti. Due gli episodi di presunta corruzione per l’esercizio della funzione che vengono contestati entrambi all’onorevole Lotti, ex membro del cda della stessa fondazione e figura del governo tra il 2014 e il 2017, periodo in cui, secondo le accuse, si sarebbe adoperato per disposizioni normative favorevoli alle società che aveva finanziato Open, la Toto costruzioni e la British American Tobacco.

La Fondazione Open nacque nel 2012 per sostenere le iniziative politiche come la Leopolda di Renzi e la corsa dello stesso Renzi alle primarie del Pd fino all’approdo a Palazzo Chigi e alla campagna per il Sì al referendum costituzionale. La cassaforte renziana è attiva fino all’aprile 2018, raccogliendo oltre 7 milioni di euro. La Fondazione Open aveva sede a Firenze presso lo studio dell’avvocato Bianchi, dove nel settembre del 2019 venne sequestrato l’archivio (leggi l’articolo).

Renzi, scrivono i pm toscani nell’avviso di conclusione delle indagini, sarebbe stato il direttore “di fatto” della fondazione Open e la stessa avrebbe agito come un’articolazione di partito. “Era ora. Fino a oggi ha lavorato la procura, ora la palla passa alle difese” ha commentato uno dei legali dell’ex premier, l’avvocato Federico Bagattini.