Renzi e Grillo

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di Gaetano Pedullà

Cambiare il Fisco per favorire la crescita. Sarà partito nel peggiore dei modi – con i soliti giochi di Palazzo, le faide nel Pd e le manovre dei poteri forti – ma il governo Renzi ha già centrato, almeno sul radar, il più grave problema di questa povera Italia. L’economia sta morendo perché tasse, burocrazia fiscale, limiti e persino la presunzione di evasione tributaria frenano – quando non criminalizzano – quei pochi coraggiosi che spesso rischiano tutte le proprie risorse per tenere in piedi le loro attività, facendo girare quel poco denaro che ancora circola nel sistema. Con la maggioranza piccola piccola che si ritrova non illudiamoci che l’esecutivo riesca facilmente nell’impresa (e un brutto segno è la ritirata sul decreto Salva Roma) ma se la strategia annunciata ieri dal ministro del Tesoro Padoan annunciando la nuova delega fiscale dovesse trasformarsi in qualcosa di concreto, la strada per uscire dalla palude sarà quantomeno più facile da centrare. Attendiamo dunque che le ipotesi e i progetti generici, come la modulazione del cuneo fiscale, diventino qualcosa di tangibile. Semplificare il Fisco e tagliare le tasse, soprattutto sul lavoro, sono però un ottimo inizio. Naturalmente il possibile mutamento di passo  (per quanto con tutte le riserve che le modalità dell’insediamento di Renzi hanno suscitato) non può che preoccupare chi vuol tenere per se il monopolio del cambiamento e il nervosismo nei Cinque Stelle è perciò comprensibile. Quello che non si capisce è con che faccia di bronzo i perfetti sconosciuti diventati parlamentari solo grazie a un sistema elettorale illegittimo e alla designazione di Grillo, restino in Parlamento. Come gli alfaniani, ma peggio dei transfughi del Pdl diventati stampella dei due ultimi governi di Centrosinistra, questi eletti M5S avevano preso un impegno di coerenza con i loro elettori. Troppo facile dire che adesso tutto è cambiato o che Grillo è un despota. La verità è che se davvero si dovesse iniziare a cambiare questo Paese, vedremo uscire fuori uno a uno i grandi bluff del sistema: chi si è vestito da antipolitica per fare la vecchia politica, chi indossa l’abito dei progressisti e di fatto è scudo della conservazione, chi va in piazza coi lavoratori e invece fa gli interessi delle imprese, chi chiede mercato e intanto succhia dalle mammelle dello Stato. Cambiare, innovare, creare opportunità e riformare. Se Renzi ha in mano questo poker la partita la vinciamo tutti insieme. Se è solo un bluff, anche questa volta il piatto se lo pappano i soliti noti. E all’Italia non resterà che l’illusione dell’ennesima schedina perdente in mano.