Renzi pigliatutto. E avvisa gli avversari: chi vince le primarie del Pd è il candidato premier

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Nessun altro intralcio, né passaggio per le primarie. Chi diventa segretario del Pd è automaticamente il candidato del partito. Matteo Renzi, a poche ore dal confronto tv e a quattro giorni dal voto, ha chiarito le cose: “Il vincitore sarà anche il leader candidato a Palazzo Chigi alle prossime elezioni”.

Nella sua newsletter ha chiamato a raccolta i suoi sostenitori: “In molti vogliono farci credere che il risultato sia già scritto. E lo fanno per allontanare molti di voi dai gazebo che saranno aperti domenica prossima 30 aprile, dalle 8 alle 20. Non caschiamoci, vi prego! Il passaggio di domenica è fondamentale e noi abbiamo molto bisogno dell’impegno di voi tutti”, ha scritto. Quindi l’ex presidente del Consiglio ha rilanciato: Noi vogliamo che chi andrà a votare domenica possa scegliere un’idea di futuro. Non un concentrato di critiche. Idee, non polemiche. Se toccherà a noi lo decideranno gli iscritti al Pd, i simpatizzanti del Pd, i cittadini italiani. Nessun altro”.

Inevitabile l’affondo al “fronte del No” che ha vinto il referendum, rinfacciando di non aver provveduto a impostare nemmeno il discorso sulla legge elettorale. “Se toccherà a noi dovremo lottare per non rassegnarci all’immobilismo che dopo il referendum del 4 dicembre sembra aver bloccato la vita politico istituzionale italiana. Avevano detto: se vincerà il No, in sei mesi risolveremo tutto. Dopo cinque mesi la palude regna sovrana. E il Pd da solo non ha i numeri per cambiare le cose. Ma noi non ci accontentiamo di chi dice solo no. Di chi vuole solo bloccare tutto. E faremo di tutto per restituire energia, slancio, vigore al Paese.

Nel messaggio inviati ai sostenitori, infine, è tornato a parlare della necessità di cambiare l’Europa. “Nei mille giorni abbiamo iniziato a cambiare le cose a cominciare dalla flessibilità. E abbiamo detto che non saremo più il salvadanaio per chi con i soldi italiani costruisce muri: l’Europa è nata per abbattere i muri, non per costruirli. Ma ancora molto è da fare. La sfida per tutti, anche per il nuovo segretario del PD inizierà soprattutto da lì. Quello che io vi propongo è di dire ‘Europa sì, ma non così'”.