Renzi vuole chiudere Equitalia, ma nemmeno Padoan sa come fare. E al ministero non c’è un piano

di Stefano Iannaccone
Politica

Abolizione Equitalia. Shock fiscale. Milano centro della finanza mondiale. E interventi a sostegno di pensionati e famiglie. Matteo Renzi ha scritto l’agenda dei prossimi mesi facendo una serie di promesse da campagna elettorale. Anche molto impegnative. La prima, però, è quella che attira maggiormente l’attenzione: la soppressione di Equitalia. Meno di due mesi fa, durante uno dei #Matteorisponde sui social, aveva promesso che la società non sarebbe arrivata al 2018. Adesso l’orizzonte temporale è cambiato: “Entro l’anno arriverà il decreto che cambierà il modo di pagare il fisco. Bye bye Equitalia”, ha annunciato il presidente del Consiglio in diretta radiofonica. E ha aggiunto: “Non è che le multe non si pagano più, ma si pagheranno in modo diverso”. Eppure, appena qualche giorno fa, il ministero dell’Economia di Pier Carlo Padoan ha negato l’esistenza di un progetto del genere. “Il Governo ha risposto a una mia interrogazione in cui chiedevo se esiste un piano organizzativo di chiusura di Equitalia. Il Mef ha sostenuto che nessuno ne sa nulla”, ha svelato il deputato di Sinistra italiana, Giovanni Paglia. Nel documento il ministero parla genericamente di “un’esigenza di riformare la gestione della riscossione”. Ma senza fornire dettagli, né tempi.

REPLICA DEI 5 STELLE – La promessa non ha lasciato indifferente il Movimento 5 Stelle. “Ci fa piacere che M5S detti l’agenda politica del Premier. Basta annunci! Renzi passi dalle parole ai fatti”, ha twittato Luigi Di Maio, probabile avversario del leader dem alle prossime elezioni. I pentastellati sono impegnati da anni sul fronte dell’abolizione di Equitalia. Ma nel 2014 la loro proposta di legge è stata bocciata dalla Camera. Proprio a causa della contrarietà del Partito democratico. Tanto che a inizio giugno 2016 è stato depositato un nuovo testo con qualche correttivo. Il provvedimento, presentato dalla deputata Azzurra Cancelleri, prevedeva la soppressione di Equitalia, facendo in modo che “gli interessi, le more, gli aggi e le sanzioni per il ritardato o mancato pagamento delle cartelle esattoriali, maturati fino alla data di entrata in vigore della presente legge” fossero “estinti e sostituiti dal pagamento di un interesse pari alla misura del tasso Euribor a dodici mesi”. Il deputato dem ed ex assessore al Comune di Roma, Marco Causi, aveva elencato dieci motivi per respingere la proposta. Denunciando il pericolo di “un colpo di spugna che abbuona il 42% di quanto dovuto da parte di chi non ha pagato le tasse ed è stato già scoperto dall’amministrazione finanziaria”. Anzi di più: “Una sanatoria scandalosa che strizza gli occhi agli evasori e ai tanti furbetti delle tasse che esistono in Italia”.

SOLITE PROMESSE – Renzi, però, non si è fermato solo a parlare di Equitalia. Nei suoi piani c’è lo “shock fiscale” con l’abbassamento della tasse. Il presidente del Consiglio ha indicato chi saranno i beneficiari dei prossimi provvedimenti. “Uno: le famiglie. Due: i pensionati. Tre: una serie di realtà cui va dato un aiuto in cambio di una maggiore semplificazioni, come le Partite iva o gli artigiani, i piccoli e medi”. Ma non solo. A Palazzo Chigi stanno cercando di avere dei vantaggi dalla Brexit e dalla conseguente fuga di aziende da Londra. “Stiamo provando con Beppe Sala a portare a Milano un po’ di istituzioni finanziarie che sono a Londra e stiamo ragionando sull’ipotesi di un passaporto europeo a chi studia alla Bocconi”, ha svelato Renzi. E chissà se almeno questo è stato detto a Padoan.