Renzusconi in apnea

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Di Antonello Di Lella

Avranno anche rinnovato il Patto del Nazareno nell’incontro di ieri a Palazzo Chigi. Ma d’ora in avanti Matteo Renzi e Silvio Berlusconi dovranno fare i conti con i riottosi di casa loro. La mancata elezione dei giudici della Corte Costituzionale, con il quorum non raggiunto nella giornata di ieri per la dodicesima volta, impone una riflessione interna. I franchi tiratori non mancano affatto, da una parte e dall’altra. Perché se il premier deve vedersela con la minoranza Dem, ma allo stesso tempo può cullarsi sui risultati delle Europee con quel 41%, il Cavaliere ha contro di sé un’ampia fetta del partito, con Raffaele Fitto in prima linea. Un’ala dissonante anche rispetto agli accordi siglati qualche mese proprio nella casa del Partito democratico.

L’ALTRO SCHIAFFO
Neppure l’intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è riuscito a sbrogliare la matassa. E questa per Re Giorgio è una dura sconfitta da digerire. Perché il governo Renzi è una sua creatura. La terza dopo gli esecutivi guidati prima da Mario Monti e poi da Enrico Letta. Entrambi ritenuti dal Colle in grado di riuscire a rinnovare il Paese ma fermati dall’assenza di una maggioranza solida in Parlamento. Si è giunti così ad affidare le speranze all’ex sindaco di Firenze. Che ha presentato sì il programma dei Mille giorni, ma che allo stesso tempo sta incontrando non pochi ostacoli. Perché le buone intenzioni del premier da sole non bastano se non supportate da un largo sostegno parlamentare. Tanto da chiedersi se, con l’attuale stato delle cose, sarà possibile mettere in atto tutte quelle Riforme promesse, tenendo in dovuta considerazione che non si sta riuscendo a trovare nemmeno la quadra per la scelta dei due giudici per la Corte Costituzionale e dei due membri laici per il Consiglio superiore della magistratura. Un impasse che non esclude affatto quel ritorno anticipato alle urne che il premier nel discorso di martedì alla Camera ha evocato qualora il percorso riformatore dovesse intopparsi ancora una volta.

PARTITI BLOCCATI
Napolitano aveva fatto appello proprio alla fine dei tatticismi. E invece niente. Perché sul piatto caldo, più che Consulta e Csm, ci sono proprio le future riforme da mettere in atto. Quelle riforme che Renzi e Berlusconi, nell’incontro di ieri durato un’ora e quaranta a Palazzo Chigi, hanno ribadito di voler rilanciare con forza. Presenti all’incontro Lorenzo Guerini da una parte e Gianni Letta e Denis Verdini dall’altra. “Avanti con le riforme, avanti con l’Italicum”, queste le linee guida fuoriuscite dal palazzo. E per la nuova legge elettorale la dead line del premier è stata già fissata alla fine dell’anno. Ma “non per tornare a votare subito”, avrebbe garantito Renzi a Berlusconi. Che di tornare presto alle urne non ne sente affatto il bisogno, preferendo un’opposizione responsabile. Le buone intenzioni insomma non mancano, ma ci sarà da fare i conti con la realtà. E le mine sono dietro l’angolo.

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