Report nel mirino della Corte dei Conti. Ma tutto nasce da un video fasullo. Per gli stessi fatti il Tribunale di Verona ha già ritenuto corretto l’operato di Ranucci

Report Ranucci
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Alla politica che conta e anche a quella che vorrebbe contare Report non piace. È chiaro da lungo tempo. Chi fa ancora il cane da guardia della democrazia con tutti non è gradito. Dà fastidio in generale il giornalismo d’inchiesta e pure quello di approfondimento. Meglio le veline. Ecco dunque l’ennesimo attacco alla trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci, in cui questa volta è incredibilmente in prima linea Il Riformista, che si erge a campione del garantismo ma che spara a palle incatenate contro i colleghi nonostante siano stati già ritenuti innocenti per le vicende appena rispolverate dal quotidiano. Abbastanza per scatenare la Vigilanza Rai, scomodare il Copasir e far muovere persino la Corte dei Conti.

Alla politica che conta e anche a quella che vorrebbe contare Report non piace

IL PUNTO. Ieri il presidente della Commissione Vigilanza, l’azzurro Alberto Barachini, ha chiesto ai vertici di viale Mazzini di fare chiarezza sulla vicenda del video del Riformista e dello scambio di messaggi tra Ranucci e i parlamentari Andrea Ruggieri, di Forza Italia, e Davide Faraone, di Italia Viva, emersi durante l’audizione dell’amministratore delegato Rai, Carlo Fuortes, l’8 febbraio scorso. Sempre Barachini ha poi chiesto ai vertici del servizio pubblico di aggiornare in tempi rapidi la bicamerale sulla procedura di audit avviata, riservandosi di ascoltarli quanto prima a Palazzo San Macuto. Una posizione che ha portato il senatore pentastellato Primo Di Nicola a tuonare contro quello che ha definito un abuso dell’utilizzo della Commissione.

I messaggi che secondo Ruggieri contenevano “minacce e allusioni sul possesso di dossier” (leggi l’articolo) sono poi stati al centro di un’audizione sempre ieri del deputato azzurro da parte del Copasir, davanti al quale si è però verificata l’imbarazzante situazione che, rispondendo alle domande su notizie di aiuti eventuali da parte dei Servizi nella stesura dei presunti dossier di Ranucci e su eventuali denunce degli stessi al presidente della Camera, l’esponente di FI si è limitato a rispondere negativamente. Abbastanza per far chiudere l’audizione quasi prima di cominciarla.

E la Corte dei Conti ha avviato un’istruttoria sulle spese del programma di Rai3 e in particolare sulle presunte fatture fittizie di cui il conduttore parla nel video del 2014 rilanciato nei giorni scorsi dal Riformista, in cui discute con due persone dell’acquisto di un presunto filmato compromettente sull’ex sindaco di Verona, Flavio Tosi. Nessuno sembra preoccuparsi che, mentre i messaggi non sarebbero altro che uno sfogo privato di Ranucci con i due parlamentari dopo le continue accuse piovute su di lui, la vicenda del video è già stata chiarita da tempo dai giudici di Verona, che hanno giudicato il lavoro di preparazione dell’inchiesta e i contenuti trasmessi “corretti e limpidi”, come sottolinea lo stesso conduttore di Report. Ma tutto questo alla politica non sembra interessare.