Resa dei conti in Forza Italia. La fronda chiede la testa di Tajani. L’ala che fa capo ai ministri contro il coordinatore. Offerta di tregua a Berlusconi se lo mette alla porta

Forza Italia Tajani
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La detronizzazione di Antonio Tajani da coordinatore di Forza Italia per arrivare a una vera tregua. E confermare il cambio di linea nel partito, meno appiattita sul sovranismo di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Alla vigilia del vertice del Centrodestra, tra gli azzurri il clima resta di grande tensione. La fronda dei ministri non rientra, forte anche di una nutrita pattuglia di parlamentari disposta a proseguire la battaglia.

Si va dalla piemontese Claudia Porchietto, nelle settimane scorse indicata come possibile presidente dei deputati, a Sestino Giacomoni, ritiratosi all’ultimo momento proprio dalla corsa a capogruppo alla Camera, lasciando spazio a Paolo Barelli. Un profilo sponsorizzato proprio da Tajani per il solido rapporto che lega i due. Il coordinatore può contare anche su una vasta rete tra i dirigenti di primo piano del partito come la capogruppo al Senato, Anna Maria Bernini, il potente senatore romano, Maurizio Gasparri, e un esponente in rampa di lancio, quale il lombardo Alessandro Cattaneo. Tajani ha intanto fatto passare il messaggio: chi occupa ruoli a tutti i livelli nel partito non deve prendere le distanze dalla linea ufficiale. A buon intenditor…

Dall’altra parte della barricata azzurra, l’obiettivo dell’area che si richiama alla triade dei ministri è quello di far mettere alla porta Tajani o comunque ottenere un cambio di passo ai vertici. Le parole di Mariastella Gelmini non sono state un sfogo, visto che sia Renato Brunetta che Mara Carfagna non hanno preso le distanze dalla collega. Anzi. Tutti, nella parte moderata, ripetono di non voler attaccare in alcun modo Silvio Berlusconi, garantendo di non cercare alcuna scissione. Si chiede solo che il partito guardi anche al centro, al possibile polo moderato in cantiere. Magari dopo la riforma della legge elettorale in senso proporzionale. O, in ogni caso, chiedono che Fi sia la forza trainante della coalizione di Centrodestra.

Chi non ha remore a chiedere in pubblico le dimissioni di Tajani, è Elio Vito, deputato azzurro, considerato un battitore libero: “Tra gli incarichi gli manca solo quello di direttore generale”, ironizza con La Notizia, ricordando un tweet pubblicato con l’elenco dei ruoli ricoperti dall’attuale coordinatore di Forza Italia. Ma Vito preferisce soffermarsi sui contenuti.

“Il ddl Zan – osserva – è la cartina di tornasole sulle intenzioni di Forza Italia. Berlusconi ha ribadito il nostro impianto europeista. Ursula Von der Leyen ha fatto propria la battaglia sui diritti civili. Se è così non si capisce perché Forza Italia dovrebbe seguire le posizioni sovraniste. Ricordo che nel Regno Unito, i matrimoni egualitari sono stati introdotti da Cameron (ex leader dei conservatori britannici, ndr)”. Perciò, conclude Vito, “dobbiamo essere liberali fino in fondo senza seguire chi vuole affossare la legge”.

RINVIO… AL CENTRO. I sommovimenti all’interno di Forza Italia vengono osservati con interesse anche dai partiti di area liberal-democratici, da Italia viva ad Azione. Ma non potrebbero non lasciare indifferente nemmeno Coraggio Italia, la formazione fondata da Toti e Brugnaro da una spaccatura tra i forzisti. “Tutto si discuterà dopo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, quando si capirà anche il peso dell’area di centro”, dichiara a La Notizia Osvaldo Napoli, eletto a Montecitorio con Fi e ora parlamentare di Ci. Sui confronti in atto, perciò, prevede un rinvio: “Tutti i movimenti al centro sono legittimi, ma sono al livello di conversazione personale”.

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