Ecco i resoconti segreti della task-force Coronavirus. Già il 6 febbraio 2020 l’Iss suggeriva di aumentare i posti in terapia intensiva. Da subito si parlò di aggiornare il Piano pandemico

resoconti task-force Speranza
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Sono stati pubblicati sul sito del ministero della Salute i resoconti della task-force Coronavirus, presieduta dal ministro Roberto Speranza, relativi al periodo 22 gennaio-21 febbraio 2020 (qui i documenti). A stabilire la pubblicazione di tutti i documenti inerenti le riunioni è stato il Tar del Lazio con una sentenza pubblicata il 7 maggio scorso, accogliendo il ricorso del deputato di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, a cui era stato negato l’accesso agli atti.

La necessità di aggiornare il piano pandemico nazionale, messo a punto nel 2009, viene rilevata per la prima volta nei resoconti il 15 febbraio 2020. A evidenziare il problema era stato Francesco Paolo Maraglino, del dipartimento Prevenzione del ministero della Salute. “Il dottor Maraglino – si legge nel verbale della riunione – evidenzia la necessità di procedere ad un aggiornamento del Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale, risalente al 2009”. Si torna a parlare del Piano Pandemico nella riunione del giorno successivo, il 16 febbraio, quando ancora Maraglino “informa che il tavolo di lavoro per l’aggiornamento del Piano pandemico si riunirà il 18 febbraio. Si lavorerà in sottogruppi per accelerare i lavori”.

Dai resoconti della task-force emerge, inoltre, che a inizio febbraio 2020, gli esperti ritenevano che l’infezione da SarsCov2 fosse circoscritta alla Cina e che non ci fosse circolazione del virus in Italia e in Europa. Nella riunione del 6 febbraio 2020, inoltre, l’Istituto superiore di sanità indica che “non c’è trasmissione del virus prima della comparsa dei sintomi” e suggerisce di predisporre “un piano per implementare i posti di terapia intensiva nell’eventualità che ci fosse un’epidemia nel nostro Paese”.

Nella riunione del 6 febbraio, si legge nei verbali, l’Iss rileva che “non c’è trasmissione del virus prima della comparsa della sintomatologia e, quindi, il contagio può avvenire al più contemporaneamente al verificarsi della sintomatologia stessa”. Al contempo, l’Istituto “suggerisce di predisporre un piano organizzativo per implementare i posti di terapia intensiva, nell’eventualità che ci fosse un’epidemia nel nostro Paese. Potrebbe essere utile – afferma l’Iss – programmare un’implementazione della rete della rianimazione”.

Sempre nella stessa riunione del 6 febbraio, viene inoltre riportato che l’Ecdc europeo sta per effettuare “un nuovo assessment dal quale emergerebbe che la probabilità di infezione fuori dalla Cina è molto bassa, mentre il rischio risulta elevato in Cina”. Agli inizi di febbraio 2020, si pensava dunque che il virus fosse circoscritto alla Cina: “Oggi in Italia – rileva ancora l’Iss nella riunione del 7 febbraio – non c’è circolazione del virus”.

Nella stessa data, anche il direttore scientifico dell’Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani, Giuseppe Ippolito, sottolinea che è “importante precisare che il virus non è arrivato in Italia in quanto non si e’ verificata alcuna trasmissione di virus”. Nella riunione dell’11 febbraio, l’Iss sottolinea che “oggi in Europa il virus non circola”.