Reti societarie e studi pilotati. Buchi sulle indagini Eurispes. E gli ex ricercatori non vengono pagati – La replica di Eurispes: argomentazioni capziose. Nel 1993 è stata chiusa la partita Iva e non il codice fiscale

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Tanti misteri e un fallimento. È la storia niente poco di meno che dell’Eurispes, l’ultratrentennale istituto privato di ricerche di mercato e sondaggi di opinione, fondato e guidato da Giovanni Maria Fara. A far emergere il giallo è un codice fiscale fantasma in bella vista su tutte le pagine del sito. Da una verifica all’Agenzia delle Entrate l’attività legata a tale codice risulta però cessata nel 1993. Anche se lo stesso presidente Fara, che La Notizia ha incontrato, smentisce: “Il codice  è lo stesso da 34 anni – ha detto mostrandoci un documento delle Entrate – l’errore è stato dell’Agenzia ed è stato corretto”. Peccato che il nostro accesso agli atti dica esattamente il contrario.

PARTITA IVA GALEOTTA
Sempre sul sito, inoltre, fino a 72 ore fa (e la redazione ha le prove della madornale svista su www.eurispes.eu) campeggiava anche un numero di partita Iva. Il che confligge con la natura dell’Istituto che è un’associazione senza fini di lucro. “Io non l’ho mai notato perché non navigo in rete”, si è schermito il presidente. Prima di ammettere: “È un errore che provvederò a correggere”. E così è stato. Ma galeotta la partita Iva, La Notizia ha potuto scoprire il fallimento, dichiarato il 23 marzo scorso, di un’altra società, la E-ricerche Spa, questa sì con finalità di mercato, che si occupava di ricerche e sondaggi d’opinione, e che faceva capo sempre a Giovanni Maria Fara. Mentre l’Eurispes, pochi mesi prima, nella legge di Stabilità targata Renzi, incassava ben un milione di euro, la Spa (attiva dal 20 dicembre 2006 con 101.242 euro di capitale) falliva. Per un anno lo stesso Fara ne è stato il liquidatore prima di portare i libri in tribunale. D’altronde era sempre lui il vero dominus. Anche se ad affiancarlo nei ruoli chiave c’era la sua famiglia. La moglie, Assunta Montante, deteneva il 46,69% delle quote e i due figli, Andrea e Susanna Fara, il 25% di azioni a testa. I restanti altri sette soci avevano tutte quote dello zero virgola (tra loro anche l’ex Dc Vincenzo Scotti). “Si tratta di due entità giuridiche diverse”, si difende Fara relegando la sua funzione in questa seconda azienda a quella di mero “responsabile scientifico”, anche se la partita Iva di E-ricerche sul sito Eurispes fa legittimante sorgere più di un dubbio.

LA DENUNCIA
La vicenda si incrocia con il mancato pagamento dei ricercatori. Fara sostiene che le uniche pendenze riguardino solo la E-ricerche Spa, ma La Notizia ha raccolto diverse testimonianze di ex collaboratori pagati sì e no tre mesi in un anno e che non hanno mai avuto sentore di questa seconda società. “Io ho lavorato all’Eurispes – racconta uno di loro – e nessuno mi ha mai parlato di altre aziende. Anche sul contratto c’è il logo Eurispes”. Un contratto che il nostro giornale ha visionato e che, in effetti, riporta sia il marchio di fabbrica e sia la famosa partita iva di E-ricerche. Intrecci evidenti che confermano come nell’universo Eurispes ci siano parecchie crepe: dal presunto mancato rispetto dei contratti di lavoro di numerosi ricercatori qualificati, (“Io ho lavorato in nero. E dopo un anno e un arretrato di 9 mesi non pagati – ci ha raccontato uno di loro – sono andato via”) alla costruzione metodologica opaca di diversi rapporti.

IL RAPPORTO  NEL MIRINO
Uno in particolare ha destato la nostra attenzione. Si tratta del Rapporto Roma Sicura, risalente al 2013. Siamo in piena amministrazione Alemanno che aveva fatto appunto della sicurezza uno dei fiori all’occhiello ma che la ricerca commissionata all’Eurispes rischiava di gettare alle ortiche. Di qui la lunga gestazione (da gennaio ad aprile del 2013) e la profonda revisione dell’intero studio, con uno scambio di mail tra il Gabinetto del sindaco e l’Istituto che dimostra l’accondiscendenza della creatura di Fara alle richieste del committente. Un modo di realizzare le indagini non certo isolato. Piccolo inciso: Fara stesso ci ha confermato che proprio il rapporto su Roma “fu seguito dalla società E-ricerche Spa e non dall’Eurispes”. Peccato che poi sul comunicato stampa ufficiale di presentazione dello studio c’era il nome dell’Istituto.

Riceviamo e pubblichiamo

Sull’Eurispes un giallo in meno

Su incarico del Prof. Gian Maria Fara e in qualità di legale dell’Istituto Eurispes si rileva che l’articolo dal titolo “Reti societarie e studi pilotati, Buchi sulle indagini Eurispes” pubblicato su La Notizia di ieri, contiene argomentazioni capziose e non veritiere, tra cui l’utilizzo di un inesistente codice fiscale, dato per cessato addirittura nel 1993. Fatto non vero perché il codice fiscale è perfettamente valido e attivo, come è facile riscontrare sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Nel 1993 l’Istituto decise di separare, per maggior trasparenza e correttezza, l’attività istituzionale senza scopo di lucro, che non necessita di partita Iva, da quella di tipo commerciale.      Avv. Tommaso Longo

La Notizia risponde

In effetti nel 1993 fu chiusa la partita Iva, come rilevato dalla visura da noi effettuata prima della pubblicazione dell’articolo, e non il codice fiscale. Un errore del quale ci scusiamo. Restano tutte le altre criticità segnalate nell’articolo, delle quali saremo lieti di poter ricevere altrettanto convincenti spiegazioni.