Da premier a capo dello Stato. Cortocircuito istituzionale. Revelli: no al passaggio diretto da una carica all’altra. “Così il Migliore ha svilito la democrazia parlamentare”

Quirinale Revelli
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Mario Draghi si definisce “un nonno al servizio delle istituzioni”. Non escludendo una sua candidatura al Colle (leggi l’articolo). Professore Marco Revelli, politologo e ordinario all’Università del Piemonte Orientale, sarebbe normale che chiamato a fare il premier per gestire pandemia e Pnrr Draghi andasse via a lavori in corso?
“Credo che questo sia l’enorme nodo irrisolto che era già presente nel momento in cui il Capo dello Stato lo ha chiamato a ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio. Il percorso che ha seguito Sergio Mattarella è l’opposto di quello raccontato da Draghi. Che ha detto che prima Mattarella ha unito il Paese poi è nata una maggioranza ampissima e poi da lì è emerso il suo nome. È l’opposto. Mattarella ha immaginato Draghi al vertice della piramide, gli ha costruito intorno una maggioranza, tanto eterogena quanto ampia, e ha immaginato che questo unisse il Paese. Paese che è tutt’altro che unito al pari di quella maggioranza. C’è, insomma, uno scollamento inquietante tra la narrazione che Draghi ha fatto in quelle due ore di conferenza stampa e la realtà delle cose. Vedi la sua insistenza sul fatto che siamo una democrazia parlamentare”.

Ci può spiegare meglio?
“Il punto finale della sopravvivenza della democrazia parlamentare è stato proprio il suo Governo e la sua stessa persona così centrale e monopolizzante. Il fatto che mentre rispondeva alle domande abbia lasciato ai senatori un giorno per approvare la Manovra ci dice che si è messo il Parlamento sotto le suole. Per destreggiarsi tra le domande insidiose sul ruolo del Presidente della Repubblica ha tirato fuori la favola bella della democrazia parlamentare che è prevista dalla Costituzione ma che non corrisponde più a una realtà in cui il Parlamento è stato marginalizzato rispetto al ruolo dell’Esecutivo e dentro l’Esecutivo si è rafforzato il primato del premier. Anche perché, va detto, quella maggioranza arlecchino garantisce ben poco”.

Dal punto di vista costituzionale sarebbe pacifico che diventi Capo dello Stato un Presidente del Consiglio?
“Non è normale nemmeno che il Governo Conte II sia caduto senza un voto di sfiducia del Parlamento. È una pesantissima anomalia. Mattarella ha recepito le dimissioni di Giuseppe Conte in forma extraparlamentare e ha chiamato l’uomo a cui pensava sin dall’inizio. Certo che saremmo in presenza di una anomalia di fronte a un capo del Governo che transitasse alla Presidenza della Repubblica creando un paradosso istituzionale. Come capo del Governo dovrebbe dare le dimissioni nelle proprie stesse mani o in qualità di nuovo Presidente della Repubblica incaricare il futuro premier a succedergli. Come non regge l’ipotesi che quella maggioranza anomala che ora appoggia il suo Governo possa sopravvivergli. Tesi che ha sostenuto inventandosi che hanno lavorato benissimo. Nient’affatto, si sono fatti una guerriglia sotterranea, piantando bandierine su tutto quello che potevano”.

Draghi ha negato che la riforma fiscale privilegi i ceti medio-alti.
“In modo sgarbato lo ha negato, accampando l’escamotage dell’assegno per i figli a carico. Non ha risposto alla critica che viene fatta sulla rimodulazione delle aliquote Irpef in chiave inversamente progressiva. Ha mostrato un piglio autoritario per nascondere una magagna”.

Ha ammesso che i sindacati avrebbero dovuto essere informati durante i lavori in corso sulla Manovra.
“E chi doveva farlo se non lui?”.

E ha promesso che presto si affronterà il tema della precarietà.
“Come a dire: finora ci siamo concentrati su altro. Mi sembra grave, considerando che una delle grandi piaghe del lavoro è la precarietà. E questo la dice lunga sulla scala delle priorità che ha in mente”.

Se dovesse sintetizzare il suo giudizio su quanto detto da Draghi in due ore cosa direbbe?
“Mi ha colpito l’andamento di questa conversazione con una narrativa costruita molto dall’alto che non regge il confronto con la realtà di chi vive al livello del suolo, di chi vive la quotidianità. Si dice che è stato dato molto a chi sta in fondo alla piramide sociale. Ma chiunque frequenti un supermercato e veda i pensionati alla cassa che restituiscono il pacco di pasta perché i soldi non bastano si rende conto che questo non risponde al vero”.

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