Ricette contro la crisi. Atene non si piega all’Europa e riassume 4mila statali. Schiaffo alle politiche dell’austerità proprio mentre si attende un aiuto dall’Eurogruppo per sostenere il debito

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Uscire dalla crisi? Le ricette sono due. La prima è adeguarsi alla Toika (Commissione Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale) ammazando di tasse i contribuenti e rispettando in modo ortodosso le politiche del rigore. La seconda strada è mandare a quel paese Troika, austerità e chi ha affamato migliaia di persone costruendo a tavolino i debiti pubblici più mostruosi a colpi di spread e di vincoli imposti “perché ce lo chiede l’Europa”. L’Italia, com’è nel nostro costume, sta seguendo una terva via mediana: rispettare i vincoli europei facendo finta di imporre proprio a Bruxelles una certa flessibilità sui nostri conti pubblici. Tanto quanto basta, insomma, per fare un po’ di riforme e rimetterci in piedi. In realtà però non abbiamo mai imposto un bel nulla, ma stiamo godendo del guinzaglio che la Germania è stata costretta ad allungare solo per impedire che una delle sue galline dalle uova d’oro stramazzi.

LA MOSSA
In Grecia invece si continua a tentare la via più difficile: quella che porta Atene e Berlino al muro contro muro. Proprio mentre il governo Tsipras chiede di evitare il default – e su questo è in programma lunedì prossimo un delicato Eurogruppo (il vertice dei ministri finanziari europei) – lo stesso esecutivo ieri ha deciso di sfidare apertament la Troika, riassumendo 3.900 dipendenti pubblici licenziati a dire di Syriza (il partito del premier) “illegalmente”. uno schiaffo in piena regola alla politica del rigore sui conti che Bruxelle (e Berlino) ritengono imprescindibile per tenere Atene attaccata alla canna dell’ossigeno degli aiuti europei.

PAESE IN GINOCCHIO
Così il Parlamento ha dato via libera alla legge che riporta in servizio parte degli impiegati statali sacrificati dall’austerità. Il provvedimento riguarda anche le responsabili delle pulizie al ministero dell’economia, protagoniste di una grande battaglia che dura da mesi per difendere il loro posto di lavoro. Difficile dunque che l’Eurogruppo possa portare a un accordo con i creditori. E il braccio di ferro che tanto piace agli speculatori sui mercati continua.

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