Riconoscimento facciale, nuova frattura nella maggioranza: Forza Italia si smarca da Lega e FdI sulle osservazioni al decreto. E arriva anche la bacchettata della Ue

Destre a pezzi sul parere al decreto legislativo per recepire l'AI Act. Fdi contro la relatrice di Fi autrice di 6 raccomandazioni garantiste

Riconoscimento facciale, nuova frattura nella maggioranza: Forza Italia si smarca da Lega e FdI sulle osservazioni al decreto. E arriva anche la bacchettata della Ue

Doveva essere un passaggio parlamentare quasi di routine, il parere delle commissioni sullo schema di decreto legislativo per recepire l’AI Act europeo, iter che non prevede nemmeno la possibilità di presentare emendamenti al testo nelle varie commissioni, ma solo osservazioni. Tuttavia nell’arco di due giorni quel “semplice passaggio” si è trasformato nell’ennesimo caso imbarazzante per il governo Meloni e in un terreno minato per la maggioranza, con Forza Italia che prende pubblicamente le distanze da Lega e Fratelli d’Italia sul nodo più delicato del provvedimento: l’uso dell’intelligenza artificiale per il riconoscimento facciale in attività di polizia.

Troppe osservazioni, Fratelli d’Italia contro la relatrice di Fi

Se mercoledì in commissione Politiche Ue del Senato il parere favorevole del relatore meloniano Giulio Terzi di Sant’Agata era passato senza alcuna osservazione critica, ieri mattina alla Camera è scoppiata la bagarre.

La relatrice del testo, la forzista Cristina Rossello, ha infatti presentato sì un parere positivo, ma carico di osservazioni: sei punti in cui suggerisce al governo di correggere il tiro, che coincidono quasi puntualmente con i rilievi sollevati dalle opposizioni.

Il più delicato riguarda l’articolo 10 dello schema, quello che permette di registrare e conservare per sette giorni i dati biometrici di chiunque attraversi luoghi ritenuti sensibili per l’ordine pubblico – piazze, stadi, stazioni ecc… Qui Rossello ha chiesto di intervenire perché la norma, così com’è, collide oggettivamente con il regolamento europeo sull’IA, che vieta la creazione di banche dati di riconoscimento facciale tramite raccolta non mirata di immagini.

L’altro nodo le autorizzazioni: oggi affidate al pubblico ministero nei casi urgenti, la relatrice suggerisce di attribuirle a un giudice, “avente caratteristiche di maggiore terzietà”.

Un parere che equivale a una bocciatura

Un parere che equivale a una bocciatura, tanto che i deputati di Fratelli d’Italia insorgono e obbligano la forzista alla marcia indietro, perché “così non si può votare”. Risultato? Parere rinviato a data da destinarsi, nonostante le pressioni del governo affinché il decreto approdi al Cdm del 4 agosto, l’ultimo prima della pausa estiva.

Ma lo strappo non resta confinato alle commissioni. È lo stesso vicepremier Antonio Tajani a mettere le cose in chiaro: “L’Ue ha dato delle linee e noi seguiremo quelle linee”. Una frase che suona come un implicito distacco dall’impostazione più muscolare voluta da Lega e Fratelli d’Italia sul dossier.

Sulla stessa linea il capogruppo azzurro alla Camera, Enrico Costa, che ha chiesto che gli strumenti di riconoscimento facciale siano “accompagnati da regole che assicurino trasparenza, controllabilità e rispetto della privacy e dei diritti delle persone”.

Alla Camera arriva il compromesso garantista

Nel frattempo, alla Camera, le commissioni Affari costituzionali e Giustizia trovavano un compromesso più garantista rispetto al Senato: parere favorevole sì, ma con la richiesta di affidare al giudice l’autorizzazione al riconoscimento facciale in tempo reale, di prevedere un controllo umano rafforzato sui risultati dei sistemi di IA e di chiarire che gli esiti dell’intelligenza artificiale non possano da soli costituire prova nei procedimenti penali.

Tanto che il relatore di FI, Paolo Emilio Russo, ha voluto rivendicare il lavoro fatto “anche con il contributo delle opposizioni”: “Non ci sono schedature di massa, grandi fratelli, modelli cinesi”.

Intanto arrivava la bacchettata all’esecutivo da Bruxelles

Nelle stesse ore, però, da Bruxelles arrivava la doccia fredda per l’esecutivo. A lanciare una serissima ipoteca sul testo italiano, il portavoce della Commissione Ue per il digitale, Thomas Regnier, che ha chiarito: “Il riconoscimento facciale in spazi pubblici accessibili è proibito secondo la legge europea sull’IA: questo divieto vige già dall’anno scorso”.

Dichiarazione lapidaria che ha costretto Palazzo Chigi a replicare assicurando che “l’Italia continuerà a rispettare la normativa europea” e rivendicando anzi un ruolo di apripista: “Siamo stati i primi in Europa ad adottare una normativa di sistema e a darne rapida attuazione”.

Cinque Stelle all’attacco: “Diritti fondamentali dei cittadini a rischio”

“La commissione ha chiarito che il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è una pratica vietata dalla legge sull’Intelligenza artificiale, proprio da quell’Ai act che si intende recepire”, sottolinea una nota dei Cinque Stelle, “Forse per questo dopo il parere favorevole secco della maggioranza al Senato, alla Camera il centrodestra sembra frenare e voler correggere il tiro”.

“Le norme contenute nel decreto legislativo, ampliando gli ambiti di impiego dei sistemi di intelligenza artificiale nelle attività di prevenzione e di polizia, possono mettere a serissimo rischio la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini”, aggiungono i pentastellati, che ricordano il pericolo di “estendere i poteri di sorveglianza e controllo attribuiti alle autorità di pubblica sicurezza senza prevedere un corrispondente rafforzamento delle garanzie sostanziali e processuali”.