Sulla giustizia lo scontro tra Fratelli d’Italia e Forza Italia è soltanto rinviato. Al Senato è stato il voto di fiducia ad evitare la conta sull’emendamento di FdI che puntava ad ampliare l’utilizzo delle intercettazioni in procedimenti diversi. La proposta non è stata dichiarata inammissibile, come aveva ipotizzato il presidente Ignazio La Russa, ma è semplicemente decaduta insieme agli oltre 400 emendamenti presentati al decreto Giustizia e immigrazione. Il provvedimento è stato approvato nel testo base e ora corre alla Camera, dove dovrà ottenere il via libera definitivo entro l’11 agosto.
Scontro rinviato sulle intercettazioni. La fiducia evita altre fratture in maggioranza
Ufficialmente la scelta è stata dettata dai tempi stretti. Politicamente, però, la fiducia è servita soprattutto a togliere la maggioranza dall’imbarazzo: Forza Italia aveva annunciato che avrebbe votato contro e la spaccatura a Palazzo Madama appariva quasi inevitabile. Dopo la riunione dei senatori azzurri con Antonio Tajani, Forza Italia ha alzato il tiro. Il messaggio ai meloniani è netto: se l’emendamento verrà ripresentato in un altro provvedimento, come hanno annunciato i Fratelli d’Italia, gli azzurri non daranno il loro consenso.
L’avvertimento di Zanettin
A formalizzare l’avvertimento è stato Pierantonio Zanettin. Il senatore di Forza Italia ha ricordato che per mafia e terrorismo è già possibile utilizzare intercettazioni disposte in procedimenti diversi e ha difeso l’equilibrio raggiunto con la riforma del 2023. Secondo Zanettin, la categoria dei cosiddetti “reati spia” sarebbe priva di una precisa base normativa e la controriforma ipotizzata da FdI non potrebbe essere accettata “né ora né mai”. La linea è stata ribadita dai capigruppo azzurri, Stefania Craxi ed Enrico Costa. Per Forza Italia, una materia delicata come quella delle intercettazioni non può essere modificata attraverso emendamenti inseriti in un decreto che riguarda temi diversi. Serve, sostengono, una riforma organica capace di bilanciare le esigenze investigative con la tutela della riservatezza e della segretezza delle comunicazioni.
Forza Italia contro lo schema Bonafede
Gli azzurri respingono anche il ritorno a quello che definiscono lo “schema Bonafede”, basato su un utilizzo troppo ampio delle conversazioni captate. La proposta è quella di aprire un tavolo dedicato, tenendo conto anche delle trasformazioni tecnologiche. Ma dietro il richiamo al metodo resta una frattura politica evidente: FdI vuole allargare le maglie, Forza Italia alza un muro. Il Movimento 5 Stelle attacca entrambi.
Roberto Scarpinato ha richiamato il rapporto “Italia sotto mazzetta” dell’associazione Libera, che nell’ultimo anno registra 96 grandi inchieste per corruzione e oltre mille indagati. Secondo il senatore pentastellato, Fratelli d’Italia avrebbe presentato una proposta insufficiente, perché consentiva un utilizzo più ampio delle intercettazioni per i reati aggravati dal metodo mafioso, ma lasciava intatto il divieto per corruzione e altri gravi reati dei colletti bianchi.
L’affondo del M5S
Forza Italia, aggiunge Scarpinato, aveva comunque annunciato il voto contrario. Da qui la scelta del governo di “buttare la palla in tribuna” ricorrendo alla fiducia e facendo decadere tutti gli emendamenti. Per il M5S, la maggioranza ha così evitato lo scontro interno, ma ha lasciato irrisolto il problema denunciato dalle procure antimafia. Scarpinato parla di uno Stato disarmato davanti ai reati dei potenti e accusa il centrodestra di proteggere la criminalità dei colletti bianchi dietro il paravento delle garanzie. Il paradosso è evidente: la maggioranza rivendica ogni giorno fermezza contro mafia e illegalità, ma quando si tratta di decidere sugli strumenti investigativi si divide e ricorre alla fiducia per non contarsi.
La tregua, dunque, è soltanto apparente. FdI valuta se ripresentare la norma, Forza Italia promette barricate e il M5S accusa il centrodestra di aver indebolito gli strumenti contro corruzione e criminalità dei colletti bianchi. La fiducia ha salvato i numeri della maggioranza per un giorno. Non ha cancellato la lite, né chiarito quale linea intenda seguire il governo.