Ricoveri ancora in calo. Si consolida la decrescita dei malati più gravi. Scende anche il numero delle vittime. Oltre duemila guariti in un giorno

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Un occhio alla curva epidemica e uno al calendario. Se nell’arco di qualche settimana ci sarà una fase 2 nell’emergenza Coronavirus lo scopriremo a breve, ma non prima di aver visto consolidarsi la decrescita di contagi, ricoveri e vittime, che pure sembra esserci da cinque giorni. Il Governo, una volta che il Comitato tecnico scientifico si sarà pronunciato a favore, dovrà trovare il giusto compromesso per bilanciare, come hanno spiegato gli esperti nei giorni scorsi, il massimo beneficio socio-economico, vincolato alle restrizioni e alla convivenza con l’epidemia, con il minimo rischio per la salute pubblica.

Per fare questo gli esperti dell’Inail e dello stesso Comitato stanno elaborando una mappa delle attività lavorative con il relativo indice di rischio. L’obiettivo del censimento è quello di fornire al Governo le linee guida sulle modalità con cui le diverse professioni potranno ripartire dando vita alla cosiddetta Fase 2. Il ritorno alla normalità sarà graduale e non riguarderà tutti, questo è certo. La data non c’è, perché, come hanno già spiegato dall’Istituto superiore di Sanità, bisognerà attendere il consolidamento della discesa della curva. Un indice, anch’esso in flessione, che dovrà essere il più possibile vicino a quel parametro, “erre con zero”, secondo cui ogni persona ne infetta meno di una (oggi è intorno a 1). Un’area di sicurezza che ha come prima deadline il 16 maggio. Ma una decisione, in un senso o nell’altro, il Governo dovrà assumerla entro la prossima settimana perché l’ultimo decreto proroga fino al 13 aprile le misure restrittive in atto.

I numeri fanno ben sperare. Calano, per il quinto giorno consecutivo, i ricoveri in terapia intensiva. Sono 3.693 i pazienti che hanno bisogno di una macchina per respirare. Sono loro i più gravi tra i 95.262 pazienti che in Italia hanno ancora a che fare con il Coronavirus. E sono diminuiti di 99 unità rispetto a martedì. Un calo, costante, che è iniziato sabato scorso quando nella tabella diffusa dalla Protezione civile è comparso, per la prima volta, il segno meno. Di questi, 1.257 sono in Lombardia, segnando una decrescita, anche al Nord, di 48 ricoveri. Degli oltre 95mila malati, 28.485 pazienti sono ricoverati, con sintomi non importanti (233 in meno sempre rispetto a ieri) e ben 63.084 sono, invece, in isolamento domiciliare, asintomatici o con lievi sintomi.

Tra martedì e mercoledì si sono aggiunti 1.195 positivi (il 7 aprile erano 880), ma questo dato risente molto della conta dei tamponi processati ogni giorno. Le vittime sono 17.669, con un aumento, rispetto a martedì (erano 604), di 542 decessi, anche questi in leggera flessione da alcuni giorni. Per quanto riguarda i guariti – 26.491 – ieri si è registrato un nuovo record con 2.099 pazienti negativizzati in più. “I guariti degli ultimi 10 giorni – ha sottolineato il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli – sono pari al 50 per cento del totale dall’inizio dell’epidemia”. L’appello è sempre lo stesso: mantenere alta la guardia.

Nel dettaglio (qui la mappa dei contagi): i casi attualmente positivi sono 28.545 in Lombardia, 13.110 in Emilia-Romagna, 10.989 in Piemonte, 10.171 in Veneto, 5.557 in Toscana, 3.562 nelle Marche, 3.245 in Liguria, 3.448 nel Lazio, 1.940 nella Provincia autonoma di Trento, 2.859 in Campania, 2.238 in Puglia, 1.415 in Friuli Venezia Giulia, 1.893 in Sicilia, 1.534 in Abruzzo, 1.281 nella Provincia autonoma di Bolzano, 823 in Umbria, 840 in Sardegna, 755 in Calabria, 606 in Valle d’Aosta, 270 in Basilicata e 181 in Molise.

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