Rifiuti, il dirigente arrestato fa tremare la politica romana

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di Angelo Perfetti

Dieci incarichi tra dipartimenti agenzie regionali, consigli di amministrazione e gestioni commissariali. Direttore dell’Abecol (Agenzia regionale per i beni confiscati alle organizzazioni criminali nel Lazio), direttore generale di Aremol (l’Agenzia regionale per la mobilità della regione Lazio), consigliere di amministrazione della spa Astral Azienda Strade Lazio. E tanto altro. Un curriculum che Fegatelli è riuscito a mettere insieme in una volta sola, passando per le forche caudine di diverse amministrazioni, di destra e di sinistra. Luca Fegatelli, fino al 2010 alla direzione regionale energia e rifiuti, resta alla guida del dipartimento istituzionale e territorio, benché indagato per la vicenda rifiuti.

L’uomo che sapeva troppo
Oltre al lavoro del dipartimento, riesce a operare – come approfondito anche dal Fatto Quotidiano – a operare su altri nove fronti. E’ una di quelle persone che sa un sacco di cose, dalle più banali alle più importanti, che conosce i segreti delle amministrazioni, le dinamiche di relazione tra Comuni, Regione e imprese. Uno che conta, insomma. E la dichiarazione che ha fatto il suo avvocato dopo l’arresto per l’affare-Cerroni è di quelle che fanno riflettere. Fegatelli, il dirigente della Regione Lazio agli arresti domiciliari con l’accusa di aver fatto parte del ‘sistema Cerroni’ dei rifiuti, non risponderà al Gip nell’interrogatorio di garanzia di domani. Lo ha anticipato alle agenzie di stampa il suo legale, Domenico Oropallo, spiegando che “vista l’enorme quantità di documenti da studiare, oltre centomila pagine, giovedì presenteremo una memoria tecnica e daremo la nostra disponibilità a essere sentiti più avanti”. Fegatelli respinge tutti gli addebiti, ha detto il suo avvocato, secondo il quale “mancherebbe la componente politica” nel presunto ‘sistema Cerroni’, dal nome del patron della discarica di Malagrotta.

L’avvertimento
“Un’associazione a delinquere come quella ipotizzata dall’accusa non può essere legata solo a due dirigenti della Regione, per quanto importanti (oltre a Fegatelli, Raniero De Filippis, anch’egli ai domiciliari, ndr) – ha affermato Oropallo -. Manca qualcosa. Fegatelli ha firmato migliaia di atti e di autorizzazioni, e per quanto riguarda Cerroni alcuni erano a favore e altri a sfavore. I documenti che produrremo dimostreranno che Fegatelli non era asservito ad alcun gruppo in particolare. Veniva ripagato con avanzamenti di carriera? Non era certo Cerroni a decidere e se ha avuto incarichi con i governatori Storace, Marrazzo e Polverini, vuol dire che forse era bravo”. Uno che di misteri e di cose ne conosceva tante, Giulio Andreotti, diceva che a pensar male si fa peccato, ma qualche volta ci si azzecca. E allora viene da interpretare le parole del legale. Restando alla lettera, vuol dire che manca un pezzo del puzzle per parlare di associazione a delinque, cioè il livello politico; andando oltre potrebbe sembrare un segnale alla politica che, per anni, ha utilizzato i dirigenti per far fare loro cose che convenivano alla politica stessa. Il “muoia sansone con tutti i filistei”, in quest’ottica, potrebbe essere qualcosa di più di una semplice ipotesi. Siamo ancora alla fase d’indagine, dunque nulla è definitivo. Ed è appunto per questo che il messaggio lanciato da Fegatelli può essere letto in maniera inquietante. Di certo la politica c’entra. Non fosse altro perché le materie su cui Fegatelli metteva bocca (ambiente, edilizia, porti, rifiuti) erano di quelle più scottanti; difficile ipotizzare un percorso in cui il dirigente prendeva decisioni senza l’avallo del politico di turno. E dato che Fegatelli ha regnato sia sotto il centrodestra sia sotto il centrosinistra, è evidente che il messaggio è lanciato a tutti.

Incarichi e precedenti
Con Fegatelli è finito nei guai anche Raniero De Filippis, tornato con Zingaretti, dopo aver guidato altre strutture, alla direzione di infrastrutture, ambiente e politiche abitative nonostante la Corte dei Conti lo abbia condannato a risarcire la Regione accertando un danno erariale di 750mila euro. Con la Polverini il dirigente Fegatelli era il numero due nell’amministrazione della Pisana, come ha chiarito il deputato del Pd Marco Miccoli. “Solo con l’avvento dell’amministrazione Zingarertti, Fegatelli, che essendo un dirigente di prima fascia non si può licenziare, è stato trasferito ad una inutile agenzia regionale”. Peccato che l’esponente Partito democratico ritenga “inutile” l’Agenzia per i beni confiscati alle mafie.

Il terzo livello
Non solo Regione però. E’ ancora agli atti l’interrogazione n.800 (che non ha mai ricevuto risposta) presentata da Francesco Storace nella IX Legislatura nella quale si chiedevano chiarimenti tra il sindaco di Roma Gianni Alemanno e l’avvocato Cerroni sull’individuazione delle sede di una discarica a Roma. Siamo a marzo 2012, e già si parlava già di Monti dell’Ortaccio, poi diventato protagonista di una delle più serrate lotte di comitati. La cosa che destò scalpore non fu tanto l’incontro in sé, ma il fatto che invece di tenersi un una sede istituzionale, si sarebbe tenuto quale incontro riservato presso la sede della Fondazione Nuova Italia. Cosa questa – come detto, mai smentita da una risposta all’interrogazione stessa.

Il Comune di Roma premeva
Ed è lo stesso Marrazzo, che in questa vicenda è ora indagato per falso e abuso d’ufficio, a provare a tirare dentro in qualche modo il Comune di Roma : “Mi vennero prospettate situazioni di transizione, tipo un allargamento di discarica in attesa del completamente di alcuni siti. La proroga della discarica di Malagrotta – aggiunse – venne fatta perché altrimenti non si sarebbe saputo dove conferire i rifiuti. Il Comune di Roma premeva per una possibile chiusura, trattandosi di una zona già colpita da impianti con forte impatto ambientale. Sono stato io a scegliere Albano come sito, in qualità di Commissario”. Incontri dunque a tutti i livelli, tra Cerroni e i politici, anche fuori dalle sedi istituzionali, sia regionali sia capitoline. Ed è sul “terzo livello”, quello politico, che le indagini potrebbero avere ulteriori svolte clamorose. Che i dirigenti fossero quelli con il diretto compito di firmare gli atti è assodato, ma chi, e perché, dava loro il compito di portare avanti (o di fermare) certe pratiche?