Rifiuti, ora Cerroni vuota il sacco

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di Angelo Perfetti

Il cerchio si stringe. Prima il dirigente regionale Fegatelli che chiama in causa la politica facendo intendere che se di associazione a delinquere si trattava – perché questo è il teorema dell’accusa – certo non poteva definirsi tale solo con la partecipazione di due dirigenti regionali. Ora lo stesso Supremo, Manlio Cerroni, che accetta di parlare ai magistrati senza trincerarsi dietro le facoltà che la legge gli offre, e che per prima cosa chiarisce bene: “Era la politica a cercare me, non il contrario”. Poi aggiunge: ““In quanto punto di riferimento in tema di smaltimento di rifiuti”. Chi si aspettava un silenzio altezzoso e sfrontato del re delle discariche è rimasto deluso: “Si è comportato come un leone – hanno detto i suoi legali – ha risposto su tutto”. Frase sibillina, che aumenta la preoccupazione della politica romana che, volente o nolente, ha dovuto aver a che fare con Cerroni. Certo non si può fare di tutt’erba un fascio, ma in queste inchieste così complicate l’imprevisto è dietro l’angolo; chi poi ha qualcosa da nascondere… Fatto sta che Cerroni per decenni ha operato in una sorta di regime di monopolio perché la maggior parte delle discariche e degli impianti a Roma e nel Lazio facevano parte del suo impero
di societa’ dedicate al settore. Ed è per questo che i prossimi step d’indagine cercheranno di accertare la correttezza dei meccanismi che portarono a continue proroghe e autorizzazioni per i siti gestiti direttamente o indirettamente da Cerroni.

La sindrome del benefattore
“Io non sono a capo di nessuna associazione a delinquere. Ho salvato Roma e mi dovrebbero far una statua”. L’87enne patron di Malagrotta in maniera lucida e diretta ha raccontato, dal suo punto di vista, quel sistema Malagrotta che, a suo dire, “ha evitato a Roma di finire in emergenza”.

L’interrogatorio
Per oltre tre ore Manlio Cerroni ha risposto a tutte le domande poste dal gip nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia. Dal giorno della sua laurea all’ascesa a dominus del sistema di smaltimento nella Capitale e nel Lazio. Un discorso “sui massimi sistemi” in tema di rifiuti in cui si è ritagliato, a più riprese, il ruolo di salvatore della patria. “Io ho salvato Roma dal caos rifiuti – ha ribadito – in questa materia sono l’oracolo”, ha affermato davanti al gip Massimo Battistini e a pm Alberto Galanti.

L’epopea Cerroni
Raccontando la sua “epopea” iniziata nel 1957, Cerroni ha detto che “nonostante un sistema burocratico folle” ha “evitato che a Roma si creasse una emergenza come quella vissuta in Campania”. Il “supremo” in più di una occasione e non solo davanti al gip si è definito un benefattore e per dirlo ai romani, mesi fa, comprò intere pagine di giornali. L’imprenditore ha smentito con forza di essere a capo di una associazione per delinquere che sfruttava l’emergenza di Malagrotta per ottenere il via libera ai siti alternativi di Albano Laziale e Monti dell’Ortaccio. Come ha smentito i tanti illeciti contestati dai pm: il fatto di mandare in discarica anche la differenziata, di truccare il peso della spazzatura, di fare pressioni su politici e manager. In più di un passaggio si è definito un esperto spiegando agli inquirenti “che è inutile parlare con consulenti e specialisti: basta parlare con me”.
Al termine dell’atto istruttorio i difensori di Cerroni, gli avvocati Bruno Assumma e Giorgio Martellino, non hanno presentato istanza di scarcerazione.

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