Riforma Catasto 2022: cos’è, cosa cambia e cosa prevede il testo di Draghi?

Riforma Catasto 2022
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Riforma Catasto 2022: il disegno di legge presentato alla Camera il 29 ottobre scorso dal ministro dell’Economia, Daniele Franco, non produrrebbe ripercussioni fiscali dirette ma la riforma potrebbe interessare circa 39 milioni di persone fisiche e circa 1,5 milioni di persone giuridiche (intestatarie di immobili urbani). Se non viene approvata il disegno legge, il Governo Draghi rischia di cadere.

Riforma Catasto 2022: cos’è

La riforma del catasto prevede l’introduzione di modifiche normative e operative per l’emersione di immobili e terreni non accatastati. Oltre alla rendita catastale inoltre è prevista per ciascuna unità immobiliare di rilevare il relativo valore patrimoniale, in base, ove possibile, ai valori normali espressi dal mercato e introducendo meccanismi di adeguamento periodico.

Riforma Catasto 2022: cosa cambia

Sono previste modifiche legislative per fare emergere immobili e terreni non accatastati correttamente o che sulla carte per la legge non risultano. La riforma punta su strumenti e modelli organizzativi che facilitino la condivisione dei dati e dei documenti, in via telematica, tra l’Agenzia delle entrate e i competenti uffici dei Comuni.

La riforma prevede poi che ciascuna unità immobiliare abbia, oltre alla rendita catastale determinata secondo la normativa attualmente vigente, anche il relativo valore patrimoniale e una rendita attualizzata in base, ove possibile, ai valori normali espressi dal mercato.

Altro punto riguarda gli immobili considerati di interesse storico o artistico, verrebbero introdotti sgravi che tengono conto dei costi manutenzione e conservazione. Aumenterebbe poi il numero delle zone catastali delle città. La superficie degli immobili residenziali non sarebbe più calcolata ed espressa in vani catastali, ma in metri quadrati. 

Cosa prevede il testo di Draghi

L’articolo 6 del testo prevede una “modifica della disciplina relativa al sistema di rilevazione catastale, al fine di modernizzare gli strumenti di individuazione e di controllo delle consistenze dei terreni e dei fabbricati, e un’integrazione delle informazioni presenti nel catasto dei fabbricati in tutto il territorio nazionale, da rendere disponibile a decorrere dal primo gennaio 2026”.

Il disegno di legge non produrrebbe ripercussioni fiscali dirette ma la riforma potrebbe “interessare circa 39 milioni di persone fisiche e circa 1,5 milioni di persone giuridiche”

L’obiettivo, come si legge nella proposta di legge, è  consentire un maggiore controllo del patrimonio immobiliare, favorendo l’emersione di immobili non censiti ovvero censiti sulla base di rendite che non rispettano la reale consistenza e la destinazione degli stessi”.