Riforma del trattato di Dublino e hotspot gestiti dall’Ue. Conte non si piega e lancia la sfida a Macron per risolvere l’emergenza migranti

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La pace mediatica tra Italia e Francia è stata siglata dalla stretta di mano tra il presidente francese Emmanuel Macron e il premier italiano Giuseppe Conte. Dopo lo scontro sul caso Aquarius l’incontro di oggi è finalizzato a intraprendere un cammino comune sui migranti. Conte ha presentato a Macron le proposte italiane per affrontare l’emergenza: riforma del trattato di Dublino per la riassegnazione degli immigrati che arrivano in Europa, questa nel breve periogo, e l’istituzione di hotspot gestiti dall’Ue nei Paesi africani d’origine – non solo la Libia ma anche quelli sahariani, come il Niger – per chiudere la rotta verso il Mediterraneo, questa da attuare in un arco di tempo maggiore. Tra i punti su cui Conte e Macron hanno discusso anche la riforma dell’eurozona in vista anche del Consiglio europeo di fine mese, il 28 e 29 giugno.

Macron ha riconosciuto che l’Italia in questi anni è stata la più vessata dai flussi migratori: “Non dimentichiamo cosa l’Italia ha dovuto subire sul fronte dell’immigrazione nel 2015 e 2016. L’Europa è mancata sui migranti e sulla zona euro, su questo con Conte abbiamo trovato convergenze”. Poi però il presidente francese ha voluto marcare le distanze da Matteo Salvini: “L’asse dei ministri dell’Interno di Roma, Vienna e Berlino? Riporta a un triste passato”.

Nella conferenza stampa al termine dell’incontro il premier Conte ha così commentato questi giorni frizzanti nei rapporti tra i due Paesi: “La Francia ha usato ipocrisia nel trattare l’affaire Aquarius? Ci sono stati dei giorni un po’ turbolenti per l’affaire Aquarius, il nostro primo obiettivo è stato mettere in sicurezza queste persone, affiancare la nave ed evitare difficoltà. Abbiamo subito offerto il nostro supporto logistico, c’era personale sanitario e vettovagliamento. Io mi riferivo ad alcune dichiarazioni che sono uscite ma con il presidente Macron c’è stata perfetta intesa e una telefonata oltre al comunicato congiunto. Il fatto che sia qui è la risposta più eloquente alla domanda”.

Meno colloquiali erano stati i toni del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che in mattinata aveva lanciato una nuova stoccata alla Francia: “Oggi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è a Parigi dal presidente francese Emmanuel Macron per dire che non abbiamo bisogno di lezioni da parte di nessuno. Chiediamo dignità e aiuto concreto sulla questione dei migranti”. Linea ribadita poi nel pomeriggio con Salvini: “E’ arrivato il momento di tirare fuori le palle, l’orgoglio e la dignità di un popolo con garbo ed educazione”. Eppure Conte, a domanda precisa, ha fatto sapere che c’è piena condivisione con i ministri Salvini e Toninelli.

Attacco diretto al viaggio di Conte a Parigi è arrivato anche dal deputato di Forza Italia Marco Marin: “Lo schema dei Presidenti del Consiglio non eletti dagli Italiani è sempre lo stesso. Appena nominati vanno a Parigi e Berlino per farsi accreditare dalle principali cancellerie europee. Conte ovviamente ha deciso di non fare eccezione. Questo nonostante il comportamento dei francesi di questi giorni gli avesse offerto la possibilita’ di provare a dimostrarsi diverso. In effetti candidarsi e farsi eleggere dagli Italiani è molto più difficile e complicato che andare a Parigi e Berlino. Per farsi votare dagli Italiani Conte avrebbe dovuto farsi conoscere e apprezzare. Avere delle idee e dei progetti per l’Italia. In tutta evidenza non ce l’avrebbe fatta. Allora meglio occupare il tempo con qualche viaggio in Europa senza dire agli Italiani nulla su cosa questo governo voglia fare su pensioni, lavoro, sanità, disoccupazione, infrastrutture, imprese. Come a voler nascondere la polvere sotto il tappeto. Gli Italiani meritano e vogliono altro”.