Riforma Senato

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di Gaetano Pedullà

Chi può tifare per le Riforme più di un giornale sinceramente riformista, come questo che state leggendo? Eppure ieri c’eravamo andati cauti sull’accordo per cambiare il Senato e il nostro sistema costituzionale. Nessuno è stato più distante di noi da titoli come “Renzi-Berlusconi, accordo fatto per il nuovo Senato” di Repubblica o addirittura “È fatta” apparso su Il Giornale. Un accordo è fatto quando si firma, non quando si mandano a trattare i colonnelli, come è avvenuto ieri con il faccia a faccia tra il ministro Boschi e il capogruppo forzista al Senato, Romani. Grillo, che ha deciso di uscire dall’isolamento fuori tempo massimo, ha provato a inserirsi nel negoziato, ottenendo un appuntamento con il premier che sa tanto di atto dovuto. La riforma, se si farà, nascerà dall’accordo tra Renzi e Berlusconi, magari con un contentino alla Lega. Perché però stiamo ancora a parlarne e si perde altro tempo? Perché l’accordo vero è nell’aria, ma ad oggi non c’è. E soprattutto non c’è l’accordo sul dividendo politico che spetterebbe a Forza Italia, raro caso di un’opposizione che dovrebbe consegnare al leader del partito avversario un grande successo politico. Ieri, con la sfuriata in tribunale a Napoli, e oggi con la ripartenza del processo Ruby, l’ex Cavaliere è tornato al centro delle sue vicende giudiziarie. Su Ruby, in particolare, rischia di dover restare anni ai servizi sociali. Solo uscire da questo suo incubo, in qualunque modo, indurrebbe il principale leader del Centrodestra italiano a sottoscrivere subito quelle riforme che diversamente rischiano di restare solo enunciate o comunque destinate a percorsi parlamentari ancora lunghi e non scontati.