La riforma urbanistica siciliana finisce alla Consulta. Il Governo impugna la legge Musumeci: elimina i vincoli paesaggistici

NELLO MUSUMECI
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Alla fine la paventata intesa con Palazzo Chigi non è arrivata e la riforma urbanistica della Regione Sicilia, che punta a ridefinire con una legge la gestione del territorio, su cui da mesi danno battaglia le associazioni ambientaliste e che le destre siciliane presentano invece come la grande occasione per lo sviluppo dell’isola, è stata impugnata dal Consiglio dei ministri, su proposta del ministro azzurro per gli affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini.

SENZA SPERANZA. La norma del 3 febbraio scorso, correttiva di quella subito finita al centro delle polemiche del 13 agosto 2020, non convince il Governo. In talune disposizioni, eliminando il vincolo paesaggistico, specificano da Palazzo Chigi, la riforma urbanistica voluta dal governatore Nello Musumeci (nella foto) si pone in contrasto con gli articoli 3, 9 e 97 della Costituzione, nonché con le norme di grande riforma economico-sociale in materia di tutela del paesaggio, dettate dallo Stato nell’esercizio della potestà di cui all’articolo 117 sempre della Costituzione e contenute nel Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Ancora: “Talune norme determinano altresì l’invasione della potestà normativa statale nelle materie dell’ordinamento penale e dei livelli essenziali delle prestazioni socio-economiche che devono essere garantiti uniformemente su tutto il territorio nazionale”. Tutto in mano alla Consulta. Inutile per le destre anche che Lega e Forza Italia siano ora al Governo. La norma è stata ritenuta indifendibile. La prima riforma urbanistica voluta dalla giunta Musumeci è stata così bloccata da Giuseppe Conte e quella che doveva correggerla da Mario Draghi, nonostante fosse stata approvata dall’Ars con 45 voti favorevoli, nessun contrario e 8 astenuti.

In tema ambientale del resto sembra esserci qualche problema nelle Regioni governate dalle destre. Sempre il Governo Draghi e sempre dopo infinite polemiche ha infatti impugnato pure il Piano casa voluto dalla giunta sovranista sarda di Christian Solinas (leggi l’articolo), ritenuto dagli ambientalisti uno strumento con cui cementificare le coste dell’isola e distruggere un patrimonio naturale inestimabile, prevedendo incrementi volumetrici fino al 50% negli alberghi già esistenti e la riapertura delle lottizzazioni per la costruzione di nuovi villaggi turistici.