Riforme a rischio impasse. Renzi e Grasso ai ferri corti. Il premier ha già pronto un piano B: abolire il Senato

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Niente pregiudiziali di costituzionalità. Il tour de force sulla Riforma Costituzionale è cominciato oggi a Palazzo Madama con la votazione sulle pregiudiziali presentate dalle opposizioni (M5S, Forza Italia, Sel e Lega Nord) che, insieme, hanno fatto fronte comune. Ma niente da fare: la votazione, avvenuta per alzata di mano, non ha bloccato l’iter forzato avviato da Matteo Renzi. Solo 86 i sì a fronte dei 171 no.

L’IMPASSE
Via, dunque, alla discussione in Aula. Una discussione che, come prevedibile, è proseguita per tutta la giornata tra polemiche e critiche aspre.  Tanto che il presidente Pietro Grasso è stato costretto già in mattinata a sospendere la seduta e a riunire i capigruppo, su richiesta della Lega. L’impasse da superare, almeno formalmente, era il parere della commissione Bilancio sul finanziamento delle missioni internazionali, al primo punto dell’ordine del giorno.

CRITICHE A IOSA
La seduta è stato poi ripresa, lasciando fermo il ddl sulle missioni internazionali (in attesa del parere della commissione) e aprendo, concretamente, la discussione sulla Riforma Costituzionale. Una ripresa che, tuttavia, ha dovuto fare i conti con nuove, continue interruzioni. Le polemiche sono nate già all’inizio con i Cinque Stelle, critici con la scelta della maggioranza di prevedere sedute anche oggi, con il rischio che a partecipare al dibattito siano solo i senatori delle opposizioni. A scagliarsi contro l’atto di forza del Governo, anche il padre del Porcellum, Roberto Calderoli, che ha parlato di “un possibile ritorno del fascismo” dato che il ddl Boschi, in combinato disposto con la legge elettorale, potrebbe dare “ad un partito del 25% la possibilità di fare il Presidente della Repubblica, 10 giudici della Corte costituzionale, le authority e il Csm. C’è uno squilibrio che va corretto”. Contrario alla Riforma, anche SeL: “Sulle riforme costituzionali è stata prodotta un’inaccettabile accelerazione di carattere politico con gravi conseguenze procedurali e quindi di per sé in modo palesemente anticostituzionale”, ha affermato ancora ieri la senatrice Loredana De Petris. Stesse critiche anche da parte di Forza Italia, con Maurizio Gasparri: “L’atteggiamento di Renzi e del Pd va fermato e su questo chiediamo l’intervento anche della massima istituzione dello Stato”. Esattamente quanto chiesto anche da Beppe Grillo dal suo blog.

LA SFIDA
Ma la vera partita in campo, almeno per ora, è quella che Renzi ha aperto con Grasso: “Se il presidente del Senato riaprirà la questione dell’articolo 2 ascolteremo le motivazioni e decideremo di conseguenza”. Quali siano queste conseguenze, al momento, non è dato sapere. Intanto Grasso ha risposto a tono avvisando Renzi, anche se in maniera indiretta, che non si può far passare il messaggio di volere relegare le istituzioni in un museo. Certo è che le parole di Renzi alzano ancora di più lo scontro politico, per il chiaro avvertimento lanciato. Un avvertimento diretto innanzitutto alla minoranza Pd, in vista della direzione di lunedì. Voci si sono rincorse parlando di un possibile incontro tra Renzi e Pier Luigi Bersani a Piacenza. Un incontro subito smentito. Per parlarsi, ora, c’è tutto un fine settimana.