Rimborsi d’oro alla politica. Così vanno ko i tagli della riforma Boschi. Ai partiti 50 milioni in due anni: la stessa somma risparmiata col nuovo Senato

di Giorgio Velardi
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Fatta la legge, trovato l’inganno. E Pantalone continua a pagare. Denaro su denaro. Che ancora oggi finisce nelle casse dei partiti, addirittura per elezioni che si sono svolte sei anni fa. Di cosa stiamo parlando? Dei famigerati rimborsi elettorali. Proprio quelli che il provvedimento approvato in via definitiva dal Parlamento il 21 febbraio 2014, fortemente voluto dal governo allora guidato da Enrico Letta, ha deciso di cancellare. Progressivamente. Avverbio che la dice lunga sugli immediati benefici della celebrata riforma. La quale andrà a regime solo nel 2017, visto che nel 2014 il taglio previsto è stato del 25% poi salito al 50% l’anno successivo. Che significa? Che nei due anni passati – 2014 e 2015 appunto – nei forzieri delle forze politiche sono finiti 52,2 milioni di euro. Più o meno quanto, secondo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato, risparmieremo con l’approvazione della riforma costituzionale del duo Renzi-Boschi (57,7 milioni).

E IO PAGO – A conti fatti sembra una partita di giro. Nel 2014, come ha ricordato Openpolis, ai partiti sono stati erogati 35,47 milioni, la maggior parte dei quali spesi per i rimborsi elettorali delle politiche del 2013. Nello specifico, 11,5 milioni sono andati ai gruppi della Camera e altri 11 a quelli del Senato. Tutti, dal Pd a Forza Italia fino a Scelta civica. Con l’eccezione del M5S, che non ha presentato la documentazione per averne accesso (di fatto una rinuncia). Non solo. Che dire infatti del rinnovo dell’assemblea regionale siciliana del 2012 o delle regionali del 2013? Altri 4,9 milioni stanziati senza colpo ferire. Ma a voler essere precisi la vera chicca è un’altra. Le regionali del 2010, che hanno visto andare al voto 13 regioni (fra le quali Lombardia, Piemonte, Toscana, Veneto, Campania e Lazio), due anni fa ancora fruttavano agli stessi partiti quasi 8 milioni. Hai voglia a parlare di taglio agli sprechi.

PIATTO RICCO – Le cose non sono andate meglio lo scorso anno quando pure, a onor del vero, la spesa è stata più che dimezzata (16,8 milioni). Anche in questo caso i gruppi parlamentari di Montecitorio e Palazzo Madama hanno “mangiato” la fetta più grande della torta: poco meno di 14 milioni. L’80% del denaro complessivamente erogato. I consigli regionali rinnovati nello stesso anno hanno generato rimborsi per 2,4 milioni mentre l’assemblea siciliana per quasi 600 mila euro. La pacchia sta quasi per finire, è vero. Ma quanto ci è costato negli ultimi vent’anni questo vituperato istituto? Reggetevi forte: 1,9 miliardi di euro. Proprio così. I calcoli, ancora una volta, li ha fatti Openpolis. Che ha stimato come, fra il 1994 e il 2014, i partiti abbiano letteralmente ingoiato un fiume di denaro. Circa 2,7 miliardi erogati sotto forma di rimborsi fra elezioni politiche, regionali ed europee che, al netto delle spese (700 milioni), hanno prodotto un vero business: spendi uno e incassi tre. Una voragine senza fine. A spese nostre.

Tw: @GiorgioVelardi