Rimpasto in Lombardia. Fontana è di fatto commissariato. M5S e Pd affondano il colpo: “Decide tutto Salvini. Ridimensionato il governatore e umiliata la Giunta”

ATTILIO FONTANA
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Anno nuovo Giunta nuova: dopo mesi di maldipancia anche in seno alla stessa maggioranza, gestione non brillante della pandemia nella regione più colpita e che nella narrazione leghista veniva raccontata come un “modello di buon governo” con “un sistema sanitario d’eccellenza” e dopo innumerevoli gaffe dell’assessore che la sanità l’ha gestita sinora , il forzista Giulio Gallera, (indimenticabile l’ultima sui medici che non potevano essere richiamati dalle ferie per fare i vaccini) il governatore Attilio Fontana prova a metterci una pezza “Con grande impegno e determinazione per contribuire al grande rilancio della nostra regione”, afferma.

In realtà più che rimpasto è un vero e proprio stravolgimento: non è solo Gallera ad essere sostituito (“Quest’ultimo era molto stanco perché ha svolto un lavoro pesante negli ultimi mesi e ha concordato con noi l’avvicendamento”, ha spiegato Fontana attirandosi l’ilarità dell’intero arco costituzionale…) con un nome di peso, Letizia Moratti, che assume anche il ruolo di vicepresidente oltre che quello di assessore al Welfare, a lasciare il loro incarico sono pure le leghiste Silvia Piani (Famiglia) e Martina Cambiaghi (Sport e giovani) per far posto ai compagni di partito Guido Guidesi (Sviluppo economico) e Alessandra Locatelli (Famiglia, disabilità e pari opportunità). Per quanto riguarda le altre deleghe, l’ex assessore allo Sviluppo economico Alessandro Mattinzoli (FI) viene spostato alla Casa e Housing sociale al posto di Stefano Bolognini (Lega) a cui viene affidato Sviluppo Città metropolitana, giovani e comunicazione. Fabrizio Sala (FI) perde la vicepresidenza ma avrà la delega all’Istruzione, tolta a Melania Rizzoli (che mantiene Formazione e Lavoro). Confermati gli altri.

Indubbiamente la scelta della Moratti, sostenuta da Silvio Berlusconi, ha il suo peso: è stata ministra dell’Istruzione, sindaca di Milano e presidente della Rai, un curriculum di tutto rispetto che certo influirà anche nel rapporto col presidente. Non a caso le opposizioni hanno parlato di commissariamento: “Il presidente appare come un uomo solo, sconfessato e commissariato dal suo leader e dalla presenza ingombrante della sua vice. Tutto questo forse non sarebbe successo se il governatore e la sua maggioranza a trazione leghista avessero cambiato rotta dieci mesi fa”. L’affondo arriva in un comunicato congiunto dal segretario regionale del Pd Lombardo Vinicio Peluffo e dal capogruppo al Pirellone Fabio Pizzul. Sulla stessa lunghezza d’onda la segretaria metropolitana del Pd Milano Silvia Roggiani: “Fontana ha presentato la giunta Salvini – attacca in relazione all’influenza sul governatore operata dal leader del Carroccio – cambiano le facce ma i problemi restano tuti: nessuna autocritica, nessuna ammissione di gravissimi errori e ritardi e nessun cambio di rotta annunciato o previsto”.

D’accordo anche il capogruppo lombardo del M5S, Massimo De Rosa: “Salvini decide sulle poltrone e Fontana è il suo ufficio stampa. Il consiglio regionale è esautorato da ogni suo ruolo a favore di un punto stampa dove non è esistita la possibilità, per decine di organi d’informazione, di chiedere conto di decisioni assunte dalle segreterie dei partiti”. Il rimpasto, “oltre che un’inutile perdita di tempo”, rappresenta per De Rosa “il fallimento della giunta e di un’ideologia sanitaria che ha messo il privato davanti al pubblico, il business prima del servizio”. Anche la delega alla Sanità che apparteneva all’assessore al Welfare Giulio Gallera, passa di mano: “Gallera stanco? È una balla. Il sistema Lombardia di Formigoni, Maroni e Fontana è arrivato al capolinea”, chiosa il grillino. Anche il viceministro dello Sviluppo economico ed ex consigliere lombardo, il pentastellato Stefano Buffagni, commenta il rimpasto e ipotizza che per l’assessore sostituito si possa concretizzare un’investitura a sfidante di Beppe sala per la conquista di Palazzo Marino: “Sono i lombardi quelli stanchi…altro che Giulio Gallera, il quale ora potrà dedicarsi alla sua candidatura a sindaco di Milano che era la sua priorità qualche mese fa…”.