Rio 2016 scatena la lobby delle armi. Maxi campagna di Beretta & co. per rivendicare il merito delle medaglie

di Stefano Sansonetti
Primo piano

I successi olimpici di Rio 2016 sono arrivati a ringalluzzire pure le lobby. E che lobby. Qualche colosso delle telecomunicazioni che sponsorizza questo o quell’atleta? No. Qualche sponsor tecnico che ha confezionato tute, costumi o scarpe per i nostri medagliati? Nemmeno. Ma allora chi è che trionfalisticamente sta cavalcando l’onda dei nostri ori, argenti e bronzi olimpici? Nientemeno che la lobby delle armi. Che in questo caso ha un nome e un cognome ben precisi. Il nome è Anpam, acronimo che sta per Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili.  Il cognome, se così si può dire, è Confindustria, visto che questi stessi produttori aderiscono alla Confederazioni degli industriali. Anzi, hanno la loro sede proprio a viale dell’Astronomia.

L’USCITA – Fatto sta che l’Anpam, ieri, si è segnalata per un paginone di pubblicità sul Corriere della sera in cui ha usato toni trionfalistici, a partire dal titolo: “Il made in Italy conquista Rio 2016”. Subito dopo ecco spiegato il motivo di tanto giubilo: “13 medaglie su 15 del tiro a volo sono state vinte con fucili italiani; 13 medaglie su 15 sono state vinte con munizioni italiane; il 95% degli atleti del tiro a volo, proveniente da 55 paesi diversi, ha usato armi italiane; l’80% degli atleti ha usato munizioni italiane”. Insomma, pare di capire che secondo l’Anpam le medaglie del tiro a volo sono merito delle aziende produttrici di armi, iscritte all’associazione confindustriale, e non degli atleti che le hanno usate. Ma va bene, si sa che quando una lobby vuole scendere in campo non usa mezze misure. Quello che però l’Anpam si guarda bene dal fare sono i nomi delle aziende che si stagliano dietro  questa operazione. Basta avere voglia di scavare un po’ per scoprire che in prima linea ci sono le società fornitrici della Fitav, ossia la Federazione italiana tiro a volo.

A fornire fucili, per dire, sono tre aziende in provincia di Brescia. Parliamo della più famosa Beretta Spa, accanto alla quale ci sono la Perazzi Armi e la Caesar Guerini. Poi si aggiungono le società che fabbricano munizioni: Baschieri & Pellagri (provincia di Bologna), Bornaghi-Cheddite (Livorno), Clever (Verona), Nobel Sport Italia (Livorno), Rc Eximport (Forlì) e Fiocchi (Lecco). In prima linea c’è soprattutto quest’ultima, guidata da quel Stefano Fiocchi che è anche presidente dell’Anpam.

IL GRUPPONE – Tutte queste società, peraltro, aderiscono alla medesima associazione confindustriale, che complessivamente associa 18 aziende. E così il movimento, che non sempre ha voglia di uscire allo scoperto, stavolta ha deciso di cavalcare l’onda del successo olimpico per farsi pubblicità e lanciare messaggi. Il tutto con la copertura confindustriale e con un occhio di riguardo per i media. E vai a sapere se forse è troppo malizioso pensare che il vero interesse non sia tanto condividere la gioia della vittoria olimpica, quanto continuare a fari affari vendendo i propri “infallibili” fucili e cartucce.

Tw: @SSansonetti