Ripartire dagli Stati generali. Il Movimento ha ancora molto da dire. Parla il sottosegretario Castaldi (M5S): “Tutti si arrovellano sulla collocazione ma conta ciò che si fa non con chi si fa”

di Antonio Pitoni
L'intervista

“Le elezioni sono andate male e ne siamo ovviamente consapevoli”. Il sottosegretario M5S ai Rapporti con il Parlamento, Gianluca Castaldi, non è tipo da girarci intorno. Nell’autocritica quanto nelle prospettive: “Il Movimento ha ancora tanto da dire e da dare”. E saranno gli Stati Generali il momento di vero cambiamento. Per “parlare di che Paese vogliamo tra vent’anni”.

Inutile girarci intorno: il voto in Emilia Romagna e Calabria per il Movimento Cinque Stelle è stata una vera e propria débâcle. Pensa sia stato un errore presentarsi?
“Non ci nascondiamo: le elezioni sono andate male e ne siamo ovviamente consapevoli. E dispiaciuti, soprattutto perché stiamo portando a casa tantissime cose da quando siamo al governo, non ultimo quel taglio del cuneo fiscale che aumenta il netto in busta paga a 16 milioni di persone. Sul presentarsi o meno in queste due regioni abbiamo coinvolto i nostri iscritti, che hanno scelto di correre. Quando si fanno scegliere i cittadini non si può mai parlare di errore”.

E’ vero che Di Maio era contrario alla presentazione delle liste nelle due Regioni, ma era pur sempre il capo politico e avrebbe potuto imporre la sua scelta non crede?
“Di Maio ha fatto il capo politico del Movimento Cinque Stelle per 28 mesi. E a mio giudizio ha fatto un lavoro egregio e senza imporre mai nulla d’imperio. Il Movimento è nato in antitesi alle decisioni calate dall’alto: dare voce ai nostri iscritti per noi verrà sempre prima di tutto”.

Il problema ora è ripartire. C’è molta attesa per gli Stati Generali, ma al momento se ne sa poco: la data è in dubbio e sulle regole che ne disciplineranno la celebrazione non si sa nulla. Il cambiamento è necessario purché sia vero cambiamento e non un’operazione di semplice maquillage. Lei cosa si aspetta da questo appuntamento?
“Mi aspetto tantissimo: gli Stati generali saranno lo spazio dove dobbiamo parlare di che Paese vogliamo tra vent’anni. Nessun maquillage: lì plasmeremo una nuova visione e discuteremo su qual è il messaggio da far arrivare i cittadini. Mi aspetto idee, spunti e proposte. Anche da chi in questi ultimi tempi ha manifestato qualche mal di pancia. Sarà un momento di grande confronto concettuale. E perché no, anche di autocritica su ciò che non ha funzionato negli ultimi mesi”.

Molti big del Movimento, compresi alcuni autorevoli esponenti di Governo, continuano ad insistere sulla linea della “terza via”. Eppure le elezioni in Calabria ed Emilia Romagna, e prima ancora nelle altre Regioni, sembrano fotografare il ritorno ad un’Italia bipolare. Qual è la strada giusta a suo avviso?
“Tutti adesso si arrovellano sulla collocazione dei Cinque Stelle. Dimenticando che il Movimento è nato per scardinare proprio la finta contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra che ha contraddistinto in negativo tutta la seconda Repubblica. A me interessano i temi. Mi interessa cosa si vuole fare, non il con chi e il dove. Stasera grazie al reddito di cittadinanza migliaia di famiglie metteranno in tavola la cena: è una cosa di destra o di sinistra? Grazie al taglio dei parlamentari risparmieremo centinaia di milioni di euro pubblici. Questo tema è di destra o di sinistra? Grazie allo Spazzacorrotti ci sono delinquenti che prima rimanevano impuniti e ora finiscono in galera. è roba da riformisti o no questa? Basta con le etichette: è importante quello che si fa per i cittadini”.

Al momento l’unica proposta scritta su un’ipotesi di riorganizzazione del Movimento è quella dei suoi colleghi senatori Dessì, Di Nicola, Crucioli & C. La considera una proposta che merita di essere discussa e saranno gli Stati Generali M5S la sede per esaminarla ed eventualmente votarla al pari di altre proposte che dovessero arrivare?
“Tutte le proposte che arriveranno agli Stati Generali avranno pari dignità. Ed è quella la sede per parlare del Movimento che vogliamo in futuro. Non i giornali o i sofà televisivi, dove troppe volte poi si dà soltanto adito a scenari fantasiosi. Il Movimento ha ancora tanto da dire e da dare. Ne sono certo”.