Carmelo Cinturrino avrebbe avuto la “volontà” di uccidere Abderrahim Mansouri. Continuerebbe a mentire su cosa ha fatto dopo aver esploso il colpo che ha perforato il “cranio” del 28enne a Rogoredo e getta ombre infondate sui colleghi della Polizia di Stato. Per questo l’agente accusato di omicidio volontario resterà a San Vittore. Il Gip, Domenico Santoro, ha disposto ieri per il 41enne la custodia cautelare in carcere con l’ipotesi di omicidio volontario, accogliendo la richiesta del pm Giovanni Tarzia e del Procuratore di Milano, Marcello Viola.
Cinturrino è pericoloso
Per il Gip Cinturrino è pericoloso. Da libero potrebbe “contattare e minacciare” almeno due tossicodipendenti e uno spacciatore, sentiti come testimoni nell’inchiesta della Omicidi. Così come “i suoi stessi colleghi” che hanno reso dichiarazioni contro di lui, definite come “infamità” nel corso dell’interrogatorio di convalida, e che hanno mostrato addirittura “paura” che “potesse sparargli”.
Potrebbe infine inquinare le prove, come dimostrano le “pressioni” per far sì che venisse avvalorata la tesi della “legittima difesa” sugli altri quattro poliziotti, indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, che le hanno subite dal 26 gennaio fino alla mattina del 19 febbraio per gli interrogatori in Questura (“mi raccomando, sulla stessa linea”).
Per il Gip infine l’intenzione manifestata a voce di voler “collaborare” con gli inquirenti si scontra con le bugie riferite ancora martedì quando ha negato di “aver toccato il corpo” di Mansouri dopo avergli sparato e ha gettato ombre sul fatto che i suoi colleghi fossero “consapevoli del posizionamento della pistola” finta accanto al 28enne.
Piantedosi a Milano per salvare la faccia della Polizia
E ieri a Milano si è presentato il ministro Matteo Piantedosi, per cercare di ridare un po’ di credibilità alla Polizia e, soprattutto, a quel commissariato Mecenate, dove tutti sapevano delle azioni di Centurrino, ma tutti hanno taciuto. Per molto tempo.
Sulla vicenda di Rogoredo, “auspico che nel dibattito pubblico ci si soffermi sulla condanna di chi si è macchiato di quelle condotte e sull’apprezzamento nei confronti dei magistrati e dei poliziotti che in tempi brevi hanno accertato la verità, senza indulgere in inopportune strumentalizzazioni. L’episodio accaduto a Rogoredo, per quanto gravissimo, non può intaccare una lunga storia di dedizione, disciplina e servizio che caratterizza le nostre forze di polizia”, ha dichiarato il ministro dell’Interno.
Sala: “C’è stata omertà”
E ieri, dopo giorni di silenzio, è intervenuto anche il sindaco Beppe Sala: “La giustizia farà il suo corso. Certo lì c’è stata molta omertà nei colleghi, capisco che è difficile però la prima riflessione è che quando si vedono comportamenti a tutti i livelli che sono impropri, bisogna avere il coraggio di denunciare prima che sia troppo tardi”.
Per quanto riguarda la possibile costituzione di parte civile del Comune nel processo come aveva caldeggiato un consigliere comunale del Pd, Sala ha risposto che “su questo non abbiamo ancora riflettuto”.