Roma non sarà umiliata. Conte sulle nomine Ue: “Il nostro candidato presidente ideale è quello che si predispone a ridiscutere le regole”

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“Il nostro candidato ideale alla presidenza della Commissione è quello che si predispone a ridiscutere le regole”. E’ quanto ha detto oggi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, prima di partecipare ai lavori del Consiglio europeo. A chi gli chiedeva come vedesse Angela Merkel, nel ruolo di presidente della Commissione Ue, il premier ha poi risposto: “Ha una grande esperienza politica, le ho parlato personalmente è l’ultima volta che ci siamo incontrati abbiamo affrontato questo aspetto e non mi è sembrata disponibile”.

Conte, ieri nel corso dell’incontro al Quirinale, non avrebbe fatto mistero con il presidente Sergio Mattarella che al momento, sul fronte delle nomine, il quadro è “abbastanza incerto” per la situazione frammentata del Parlamento europeo. Sono stati elencati i possibili scenari legati al rinnovo delle presidenze della Commissione, del Consiglio europeo, dell’Europarlamento e della Bce. L’Italia, ritiene il Governo, è tuttavia “nelle condizioni di poter ottenere un commissario economico” ma non sono stati fatti nomi. Almeno non al Quirinale.

Già, perché all’interno del Governo, in realtà, la discussione è più che avviata. Ma si resta sulla difensiva, anche perché determinanti, come in una partita a scacchi, saranno le mosse degli altri leader europei. A maggior ragione quando, come nel caso italiano, si è in minoranza rispetto ad accordi già ufficiosamente siglati tra i leader dei grandi partiti europei. L’aspirazione, tuttavia, resta: l’obiettivo è quello di fare in modo che Roma possa conquistare un ruolo di rilievo, con marcato approccio economico, all’interno della Commissione. E i margini non sono risicati.

Innanzitutto c’è il ruolo di fondatore dell’Italia e il fatto che il nostro Paese è il secondo produttore manifatturiero dell’Europa (leggi l’intervista). E, in secondo luogo, c’è la situazione di stallo che, alla fine, potrebbe fungere da ottimo e imprevisto assist ai “nemici” italiani. Se infatti i grandi partiti europei – Socialisti, Popolari, Liberali – non dovessero trovare un accordo sulla trafila di nomi, ecco che allora si potrebbe intavolare una trattativa anche con l’Italia che, a quel punto, accetterebbe un nome “tradizionale” pur di piazzare un nome strategico in Commissione. Un’eventuale trattativa potrebbe aprirsi con i Popolari, visto il mai chiuso dialogo con la Lega.

Lo stesso capogruppo dei sovranisti, Marco Zanni, non ha escluso neanche la possibilità di votare Manfred Weber a determinate condizioni. E queste determinate condizioni potrebbero essere uno spazio di peso in Commissione a Giancarlo Giorgetti, nome mai realmente tramontato e che godrebbe dell’appoggio mai nascosto anche del Movimento cinque stelle. Il nome, però, assicura l’entourage della Lega, sarebbe spendibile solo e soltanto in un ruolo di rilievo. Magari con delega, per l’appunto, economica. Per ora restano calcoli. Esattamente come si fa durante una partita a risiko.

I due giorni di incontri a Bruxelles difficilmente risolveranno il quadro, ma permetteranno di capire i margini per l’Italia di piazzare un nome importante in ruolo autorevole all’interno della Commissione. Ma la trattativa sarà lunga e logorante. Specie perché si dovrà concedere più di qualcosa agli “odiati” Emmanuel Macron e Angela Merkel, che avranno sicuramente più voce in capitolo del “nostro” Conte.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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